
Il rapporto annuale dell’Autorità europea per la sicurezza alimentare (Efsa) e del Centro europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie (Ecdc) ha confermato che la resistenza agli antimicrobici (Amr) in batteri zoonotici comuni, come Salmonella e Campylobacter, continua a destare preoccupazione per la salute pubblica nel continente. Secondo le agenzie, la diffusione della resistenza rimane ampia, sebbene diversi Stati membri abbiano riportato progressi nella riduzione dei livelli riscontrati sia negli esseri umani che negli animali da produzione alimentare.
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Resistenza elevata ai farmaci di importanza critica.
I dati hanno mostrato che un’alta percentuale di isolati di Campylobacter e Salmonella, provenienti sia da esseri umani che da animali, ha presentato resistenza alla ciprofloxacina. La resistenza nella Salmonella di origine animale si mantiene costantemente alta, mentre un incremento è stato osservato negli ultimi anni nelle infezioni umane. Per il Campylobacter, la resistenza alla ciprofloxacina è così diffusa in Europa che il farmaco non è più raccomandato per il trattamento delle infezioni umane, motivo per cui ne è stato limitato l’uso in veterinaria. Le autorità hanno segnalato l’ampia resistenza ad antimicrobici di uso comune come ampicillina, tetracicline, e sulfamidici. Un aspetto che richiede particolare attenzione è il rilevamento, in diversi paesi, di E. coli produttori di carbapenemasi in animali e carne. I carbapenemi sono antimicrobici di ultima linea a uso umano e non sono autorizzati per gli animali da produzione alimentare, il numero di segnalazioni è in aumento e le fonti di tale diffusione necessitano di ulteriori indagini.
Segnali positivi emergono da sforzi mirati
Il quadro generale è complesso, tuttavia il rapporto ha identificato tendenze incoraggianti in specifiche aree geografiche e per determinati farmaci, dimostrando l’efficacia di interventi mirati. Per la Salmonella, la resistenza all’ampicillina e alle tetracicline negli isolati umani è diminuita in modo significativo nell’ultimo decennio in 19 e 14 paesi rispettivamente. Trend positivi sono stati osservati anche a livello Ue negli animali, con un calo della resistenza alle tetracicline nei broiler e a ampicillina e tetracicline nei tacchini. Per il Campylobacter, la resistenza all’eritromicina, trattamento di prima linea per le infezioni umane, è diminuita in diversi paesi nel corso dell’ultimo decennio, sia negli esseri umani che in alcuni animali. Inoltre, la resistenza combinata a più antimicrobici di importanza critica rimane generalmente bassa per Salmonella, Campylobacter ed E. coli. Tuttavia, i miglioramenti registrati in passato hanno subito un rallentamento in alcune aree, come per l’E. coli nel pollame, dove i livelli di resistenza ad alcune sostanze si sono stabilizzati.
Approccio One health fondamentale per il futuro
Le conclusioni del rapporto hanno messo in luce la variabilità dei pattern di resistenza tra paesi, batteri e antimicrobici, riflesso delle differenze nell’uso dei farmaci, nelle pratiche agricole e nelle strategie di prevenzione. Lo scenario a conferma dell’importanza cruciale del perseguimento dell’approccio One health, che riconosce le interconnessioni tra salute umana, salute animale e produzione alimentare. Sebbene siano stati compiuti progressi in settori specifici, l’uso continuativo e responsabile degli antimicrobici in tutti i settori, insieme a pratiche efficaci di prevenzione delle infezioni, di salute animale e di sicurezza alimentare, è utile a rallentare l’emergenza e la diffusione di batteri resistenti e proteggere la salute pubblica in Europa.
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