Farmacovigilanza

Antibiotici in Italia: nel report Aifa il consumo ancora critico

Il monitoraggio nazionale Aifa 2024 ha riportato consumi superiori alla media europea, inappropriatezza prescrittiva, e forti disparità regionali. Lontani gli obiettivi del Piano nazionale.


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Il 10 aprile 2026 L’Agenzia italiana del farmaco (Aifa) ha pubblicato l’edizione 2024 del Rapporto nazionale “L’uso degli antibiotici in Italia”. Il documento fornisce l’analisi dei consumi e della spesa per gli antibiotici a uso umano, e ne monitora l’andamento con le aree di potenziale inappropriatezza. Il lavoro è stato coordinato da Claudia Bernardini, Agnese Cangini e Alessandro Petrella per Aifa, con Roberto Da Cas per l’Istituto superiore di sanità (Iss), e Carlo Gagliotti per la Regione Emilia-Romagna. Il Rapporto ha integrato, in linea con il Piano nazionale di contrasto all’antibiotico-resistenza (Pncar) 2022-2025, il confronto con l’uso veterinario e l’analisi di correlazione tra consumi e dati di resistenza batterica.

Quadro nazionale preoccupante, obiettivi lontani

Il consumo complessivo di antibiotici sistemici in Italia nel 2024 è stato di 21,6 Ddd ogni mille abitanti al giorno, in calo del 3,3% rispetto all’anno precedente. Tuttavia, l’analisi ha rilevato diverse criticità. Solo il 54,8% dei consumi totali riguarda antibiotici del gruppo Access della classificazione Aware dell’Oms, percentuale inferiore sia al target del 60% raccomandato dall’Oms che a quello del 65% fissato da una Raccomandazione del Consiglio Ue per il 2030.

Riduzione dei consumi non seguita a ridotto consumo di molecole ad ampio spettro

Il Rapporto ha segnalato difficoltà nel raggiungimento degli obiettivi quantitativi e qualitativi del Pncar sia in ambito territoriale che ospedaliero. In ambito territoriale la riduzione dei consumi registrata tra il 2019 e il 2024 è inferiore al 10% e non è accompagnata da un miglioramento della qualità delle prescrizioni, come dimostra l’aumento del rapporto tra consumo di molecole ad ampio spettro e quelle a spettro ristretto. Un indicatore composito ha evidenziato come nelle Regioni del Centro-Sud vi sia una situazione mediamente più problematica rispetto a quelle del Nord.

Consumi territoriali in lieve calo, ma forti differenze geografiche

Circa il 90% del consumo di antibiotici a carico del Servizio sanitario nazionale è avvenuto in regime di assistenza convenzionata. Le penicilline con inibitori delle beta-lattamasi sono state la classe più utilizzata. Dopo il calo significativo nel 2020-2021, i consumi territoriali sono tornati a crescere nel 2022 e 2023, registrando solo una lieve riduzione dell’1,5% nel 2024. Il trend ha reso complesso il raggiungimento dell’obiettivo Pncar di una riduzione del 10% entro il 2025.

Marcate differenze territoriali

Permangono marcate differenze regionali, con consumi più elevati al Sud (17,8 Ddd/1000 ab die) rispetto al Nord (12,6) e al Centro (16,5). L’analisi per età ha mostrato maggiore prevalenza d’uso nelle fasce estreme: sotto i 4 anni e sopra gli 85. Nella popolazione pediatrica, il 42,4% dei bambini fino a 13 anni ha ricevuto almeno una prescrizione, con aumento rispetto al 2023. Sebbene sia migliorato lievemente, il rapporto tra amoxicillina e l’associazione amoxicillina/acido clavulanico è sbilanciato a favore di quest’ultima, specialmente al Centro e al Sud.

Ospedali e confronto Ue: l’Italia non riduce il gap

In ambito ospedaliero, il consumo nazionale nel 2024 è stato di 83,5 Ddd ogni 100 giornate di degenza, in lieve calo rispetto al 2023 ma in aumento dell’8,2% sul periodo 2019-2024. Ciò allontana la prospettiva di raggiungere l’obiettivo Pncar di una riduzione superiore al 5%. Preoccupazione per l’aumento del consumo di carbapenemi, cresciuto del 10,1% in un anno e del 55,4% dal 2019. La proporzione di antibiotici ad ampio spettro o di ultima linea sul totale consumato in ospedale è del 50,9%, un valore ben superiore alla media europea del 39,6%.

Italia al decimo posto per consumo territoriale

Il confronto a livello europeo colloca l’Italia al decimo posto per consumo territoriale e al settimo per consumo ospedaliero, con valori superiori alla media Ue in entrambi i setting. Il Paese è anche tra quelli con la percentuale più bassa di utilizzo di antibiotici del gruppo Access, a fronte di un elevato ricorso a molecole delle categorie Watch e Reserve, che hanno un maggiore impatto sulla selezione di resistenze. L’analisi integrata “One Health” ha riportato consumo totale di 1.052 tonnellate di antibiotici nel 2024, di cui 578,4 in ambito umano e 473,7 in ambito veterinario, con profili d’uso differenziati tra i due settori.

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