«Se tutte le raccomandazioni, aggiornamenti del Codice deontologico non hanno avuto un effetto incisivo, corre l’obbligo di un serio confronto all’interno della categoria in tempi certi per definire altre forme sanzionatorie e di controllo». È questa in sintesi la posizione della Federazione nazionale associazioni farmacisti non titolari (Conasfa), la quale torna in merito ad una vicenda che ha visto, nel marzo del 2019, l’adozione di provvedimenti nei confronti di diversi farmacisti ed un magazziniere, in seguito a diverse operazioni portate avanti dai carabinieri del Nucleo anti sofisticazioni di Palermo e della compagnia di Trapani. Dopo l’intervento del Movimento nazionale liberi farmacisti, che aveva lanciato un plauso all’iniziativa, sostenendo l’operato delle forze dell’ordine, invitando i militari «ad eseguire controlli su questo fenomeno in tutto il territorio nazionale, perché il fenomeno riguarda tutto il Paese e non solo alcune regioni», anche il Conasfa accende i riflettori sulla problematica, evidenziando che «come professionisti e come iscritti ai rispettivi ordini provinciali, questo episodio non può passare inosservato».

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In proposito, secondo Conasfa «le attività di controllo e deterrenza da parte degli ordini provinciali per il rispetto del Codice deontologico sostanzialmente negli anni si sono dimostrate insufficiente se non addirittura fallimentari». Nello specifico, l’articolo 3 e l’articolo 10 del Codice, «sono rimasti solo ruoli “di facciata” e non di sostanza. Spesso, le attività di controllo degli Ordini sono “incatenate” per il rischio di cause con i “colleghi” incriminati che porterebbero a degli esborsi onerosi e dei tempi lunghi per i primi per le controversie giudiziarie». Con il conseguente risultato, spiega, di «attese infinite della giurisprudenza ordinaria con il rischio del nulla di fatto e sostanzialmente disattendendo l’articolo 40 del Codice deontologico. Rimane anche il dubbio se l’Ordine abbia ancora un ruolo di autorità e autorevolezza. Questo ruolo deve essere rilanciato da una autocritica di tutti e cercando di introdurre nuovi mezzi».

«La tentazione – conclude Conasfa – di comportamenti non deontologici e di abusivismo, sono molteplici. Spesso ci si nasconde dietro l’alibi che l’altro lo fa già e/o per motivi di sostenibilità aziendale, questo “permetterebbe” di fare e accettare tutto. Le puntuali raccomandazioni da parte dei nostri Presidenti di Ordini e Federazione probabilmente vengono letti con ironia. Il perdurare di questi comportamenti scorretti, la non applicazione di fatto dell’articolo 40 del Codice deontologico, sono a danno dell’immagine del farmacista, della salute pubblica, della sana concorrenza professionale e dell’occupazione dei farmacisti».

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