Linfoma diffuso a grandi cellule B cambia: le priorità terapeutiche in Italia
Un’opzione di trattamento di seconda linea del linfoma diffuso a grandi cellule B, disponibile e rimborsata anche in Italia, punta a rispondere ai bisogni dei pazienti in una fase del percorso clinico particolarmente delicata.
È disponibile per i pazienti italiani la prima combinazione di un anticorpo bispecifico, Cd20xCd3 glofitamab, in associazione alla chemioterapia gemox (gemcitabina e oxaliplatino, per il linfoma diffuso a grandi cellule B (Dlbcl) che presentano una recidiva o una malattia refrattaria dopo la prima linea di trattamento. L’approvazione del trattamento di seconda linea si è basata sullo studio di Fase 3 Starglo. Lo studio ha mostrato significativo beneficio in sopravvivenza globale e sopravvivenza libera da progressione, rispetto a R-Gemox, nei pazienti trattati in seconda linea rispetto allo standard di cura. L’elevato rischio di progressione del Dlbcl, forma aggressiva a rapida crescita di linfoma, uno dei tumori del sangue più diffusi tra gli adulti (si stima che in Europa venga diagnosticato ogni anno a 38mila persone), rende necessarie terapie urgenti ed efficaci per quei pazienti con una recidiva o una malattia refrattaria.
Opzione disponibile per la somministrazione
La combinazione di glofitamab e gemox è un’opzione di trattamento immediatamente disponibile per la somministrazione – off-the-shelf – e a durata fissa. Può garantire controllo della malattia e migliorare la sopravvivenza. glofitamab è generalmente gestibile e ben tollerato, particolarmente efficace nel rispondere ai bisogni dei pazienti a rischio di aggravarsi se non trattati tempestivamente e di coloro che non sono idonei al trapianto. Durata fissa significa numero definito di cicli, dunque una data di fine certa e un periodo di libero da trattamenti: un aspetto importante per i pazienti poiché implica un miglioramento della qualità di vita. L’introduzione dell’anticorpo bispecifico disponibile e rimborsato anche in Italia è stata commentata a Milano il 15 settembre 2026, da un panel di esperti, evento a cui ha assistito anche FarmaciaVirtuale.it che ha consentito di raccontare come la ricerca Roche stia aprendo a ulteriori prospettive terapeutiche per i pazienti colpiti da questa forma di linfoma e che necessitano, quindi, di importanti bisogni clinici.
Le condizioni per la scelta della seconda linea
«Parliamo di una malattia complessa dal punto di vista genetico e clinico. Il linfoma diffuso a grandi cellule B è la forma più comune di linfoma non Hodgkin ed è una malattia aggressiva, che nel 40% dei casi non risponde alla prima linea di trattamento. La tempistica con cui si registra la ricaduta rappresenta un elemento chiave nella scelta delle opzioni in seconda linea. La recidiva entro i 12 mesi orienta verso la terapia Car-T, mentre la ricaduta oltre l’anno può indirizzare verso il trapianto autologo di cellule staminali. Opzioni però riservate ai pazienti eleggibili» ha inquadrato Carmelo Carlo-Stella, ordinario di Ematologia, direttore della Scuola di Specializzazione in Ematologia presso Humanitas University di Milano e direttore della Divisione di Ematologia dell’Irccs Humanitas Research Hospital di Milano. Alla luce dell’importante bisogno clinico insoddisfatto per i pazienti che non possono beneficiare di queste opzioni, «poter disporre di nuove possibilità di trattamento per questo profilo di pazienti in seconda linea significa intervenire in una fase cruciale del percorso clinico del paziente, offrendo una preziosa opportunità di controllo della malattia» ha affermato Carlo-Stella, che a FarmaciaVirtuale.it ha sottolineato come, «a tre anni dall’inizio della terapia, sopravviva il 47% dei pazienti. Un raddoppiamento di quello che succede senza glofitamab, rimborsabile in Italia da poche settimane».
«Processi siano aderenti alle esigenze dei pazienti»
Paolo Corradini, docente di ematologia all’Università degli Studi di Milano e direttore della divisione di ematologia della Fondazione Irccs Istituto nazionale dei Tumori di Milano, ha rimarcato l’efficacia osservata anche nella popolazione più anziana, che «rende questa combinazione un’opzione terapeutica di grande interesse nella pratica clinica». Vito Ladisa, direttore della Struttura Complessa di Farmacia Ospedaliera della Fondazione Irccs Istituto nazionale dei Tumori, ha posto l’accento sulla sostenibilità, perché «i processi siano aderenti alle esigenze dei pazienti e a quello che il sistema sanitario è in grado di offrire. Il rapporto costo-efficacia sostenibile rappresenta un elemento di valore, permettendo programmabilità del trattamento, controllo più efficace della malattia e utilizzo adeguato delle risorse».
Sviluppo di molecole con potenziale curativo
Sul tema dell’organizzazione dell’assistenza e della gestione delle risorse si è soffermata anche Anna Maria Porrini, direttore medico Roche Italia, che ha evidenziato l’orgoglio e l’onore di rappresentare Roche durante la mattinata di incontro, ricordando l’impegno messo in campo da oltre vent’anni nella ricerca, sviluppo e commercializzazione di farmaci che siano una soluzione per patologie di tipo maligno. «Abbiamo l’ambizione di sviluppare molecole che abbiano il potenziale curativo e vadano ad agire in varie linee di trattamento, dove ci sono ancora bisogni terapeutici insoddisfatti. All’attuale armamentario terapeutico si aggiungono quindi soluzioni a potenziale curativo con una prontezza d’uso immediata e una durata di trattamento fissa: è il caso di glofitamab. Questo porta ad opportunità che possono essere di utilità nella programmazione dei medici, dei loro pazienti e dei caregiver, con tutti i vantaggi del caso in termini di sostenibilità per il Ssn. Noi in Roche continuiamo il nostro impegno, andando ad ingegnerizzare gli anticorpi perché possano essere molecole più efficaci e tollerate dai pazienti con queste malattie».
Cura e attenzione per le persone con maggiore fragilità
A volte il momento della recidiva può essere peggiore di quello della diagnosi. Lo ha chiaramente messo in luce, in conclusione, Davide Petruzzelli, presidente La lampada di Aladino Ets. «Oggi parliamo di persone in una situazione di maggiore fragilità, perché la recidiva viene vissuta spesso come una prima battaglia persa. Ma parliamo anche di speranza. Se da un lato abbiamo l’innovazione, che in questa giornata celebriamo, dall’altro abbiamo la comunicazione medico-paziente cui essere sempre attenti, cioè la predisposizione di percorsi chiari, ponendo l’accento sulla necessità combinare l’innovazione con la prossimità delle cure e la tutela della qualità di vita».
Alessandra Stoppini