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Farmaceutica asset strategico per crescita e salute

All’Assemblea annuale di Farmindustria, il presidente Marcello Cattani ha chiesto più risorse per innovazione e superamento del payback. Il resoconto della giornata.


L’Assemblea annuale di Farmindustria, «Geopolitica e Innovazione», si è tenuta il 23 giugno 2026 nella consapevolezza di come l’industria farmaceutica sia «asset strategico per la salute e la crescita della nazione». Lo ha evidenziato il sottotitolo dell’evento, a cui a partecipato anche FarmaciaVirtuale.it, lo hanno messo in luce tutti coloro che si sono succeduti sul palco dell’Auditorium Conciliazione, a partire dal presidente Marcello Cattani, riconfermato alla presidenza per il terzo mandato fino al 2028. «La spesa farmaceutica non è fuori controllo» ha più volte affermato con decisione Cattani. «C’è una crescita fisiologica in linea con i nuovi bisogni della popolazione e con l’innovazione farmaceutica. L’industria farmaceutica registra un export in aumento del 248% negli ultimi dieci anni. Il governo ha dimostrato di comprendere il valore dell’industria farmaceutica per la sicurezza della nazione, negli anni di legislatura lo ha comprovato. Adesso il percorso deve continuare con più risorse per l’innovazione, il superamento del payback, la velocità dell’accesso, la semplificazione a livello nazionale regionale».

Farmaceutica settore trainante

L’editorialista del Corriere Antonio Polito ha moderato il succedersi degli interventi, ricordando che la farmaceutica è un settore cruciale del problema di transizione demografica che caratterizza il nostro tempo ed è il «gioiello della corona del miracolo export italiano». La farmaceutica è il settore trainante, ha detto Polito leggendo il saluto di Giorgia Meloni. «Una delle eccellenze del Made in Italy – ha scritto la presidente del Consiglio nel messaggio –, comparto industriale nel quale vantiamo il primato per competitività, ad essa è legato il valore dell’innovazione, della ricerca, della sicurezza, che migliora la nostra resilienza. Il governo si impegna per garantire accesso al farmaco e per essere attrattivi per gli investimenti. Il Testo Unico è il provvedimento per semplificare l’impianto regolatorio e rimanere competitivi davanti alle trasformazioni in atto. Resteremo al vostro fianco, perché sostenere la farmaceutica vuol dire sostenere il futuro». «In un settore industriale che corre più della media europea, le comunità dei pazienti restano la nostra stella polare. Noi siamo cittadini essendo parte dell’industria – ha affermato dal palco Cattani –. Oggi l’aspettativa media di vita è di 84 anni grazie anche al nostro sforzo, focalizzato su cercare nuovi farmaci e vaccini. L’Italia è quarta nel mondo per quanto riguarda l’export grazie alla farmaceutica. Ringrazio in questo senso il presidente Tajani per la struttura data al Ministero degli Affari Esteri, surplus per la crescita della nazione. Le imprese farmaceutiche hanno già contribuito per il 33% all’obiettivo di 700 miliardi di export fissato per il 2027. Per raggiungere il traguardo, il Paese dovrà aumentare le esportazioni».

Valore dell’export tra i maggiori in Europa

Il valore medio dell’export farmaceutico dell’Italia è superiore di oltre il 30% di quello degli altri Stati Ue, dato che riflette l’aumento del contenuto innovativo e di qualità della produzione. Alla luce del contesto geopolitico internazionale dove rischi e opportunità convivono, «occorre una alleanza tra gli attori del sistema per mantenere gli investimenti, gestire l’aumento dei costi e i rischi sanitari». L’industria farmaceutica con 4,4 miliardi di investimenti (+9% nel 2025), di cui 2,5 in ricerca e sviluppo, è il primo settore per gli scambi con gli Usa, che restano un «partner chiave alla luce della troppa dipendenza dalla Cina. L’innovazione è definita dai brevetti e la crescita dei brevetti in Italia è trainata dall’industria farmaceutica, con una crescita brevetti del +26% vs l’11% degli altri settori. Il valore deve riconoscere gli standard europei per non lasciare il campo aperto all’Oriente: servono strategia e tempo, una direzione che crediamo il governo abbia ben identificato per far sì che l’Italia anche nella ricerca clinica proceda oltre il quarto posto. Quindi migliore accesso, prossimità alle cure, più risorse, condizioni per la crescita: Testo unico e Legge di Bilancio possono confermare l’Italia come best practice in Europa. Ho ribadito più volte che la spesa farmaceutica in Italia non è fuori controllo: la direzione è quella giusta perché sono cambiati i bisogni di cura. Il sistema sanitario per troppi decenni ha vissuto di tagli. Le sfide davanti sono di due tipi: più innovazione nell’era della politica della Most Favored Nation e più valore industriale. Vale a dire, priorità per la salute, crescita e sicurezza. Quindi, in concreto: accesso ai nuovi farmaci, più valore e più velocità, superare il payback per aumentare gli investimenti in ricerca e sviluppo e produzione, prevenzione e investimento per il Ssn. Il valore industriale: l’Italia come hub per ricerca e sviluppo e produzione, investimento nei giovani e nelle nuove competenze. Possiamo valorizzare solo creando condizioni favorevoli all’innovazione. Voglio infine ringraziare il Mimit perché ha posto l’industria farmaceutica nella migliore condizione».

Innovazione è un investimento, non un costo

In sintesi, le priorità sono di investire in innovazione e fissare un limite al payback farmaceutico (pari a 2,4 miliardi di euro nel 2025), una tassa sulle tasse come la definisce Cattani, per poi superarlo successivamente (nello schema Mfn è una riduzione del prezzo che penalizza l’Italia), migliorare l’accesso ai nuovi farmaci e i tempi di accesso, agire in ottica di sostenibilità industriale, superare il quarto posto in Europa negli studi clinici, dando più risorse alla ricerca, intervenire sul percorso di revisione del prontuario terapeutico avviato dall’Aifa. «L’innovazione farmaceutica è un investimento che consente di salvare vite, prevenire complicanze, evitare ricoveri, ridurre disabilità e perdita di autonomia. Modificare il decorso delle malattie significa migliorare la vita delle persone e rendere più sostenibile il sistema sanitario nel lungo periodo. In più, la nostra industria rappresenta un asset strategico per la crescita e la sicurezza della Nazione anche di fronte a possibili nuove emergenze sanitarie» ha concluso Cattani.

Necessaria spinta forte per la crescita

Il vicepresidente del Consiglio e ministro degli Affari Esteri Antonio Tajani è intervenuto successivamente garantendo grande sostegno: «Il nostro export è di 643 miliardi, dobbiamo arrivare a 700 e da voi mi aspetto una spinta forte, voi avete bisogno di essere messi nelle condizioni di poter servire l’Italia. Innovazione, ricerca, formazione sono i pilastri per garantire la crescita. Giusto ridurre il fardello burocratico, portare avanti una riforma, ridurre il payback. Dobbiamo sostenere la ricerca: credo molto nell’intervento dei privati. Considero il vostro settore uno dei fiori all’occhiello del nostro sistema industriale, anche per le potenzialità nell’ottica della visione complessiva del vivere meglio e più a lungo, grazie anche ai vaccini. Senza industria questo Paese non va avanti, non compete. Condivido che essere europeisti non significhi non correggere le storture che ci sono, anzi più si correggono gli errori più si è europeisti. Per quanto riguarda le esportazioni, vi sono grato perché la vostra qualità ci ha permesso di superare i dazi. Io credo si possa fare ancora di più e raggiungere l’obiettivo dei 700 miliardi. In tal senso il Ministero degli Esteri è sempre più economico per favorire l’export, con l’obiettivo di non lasciare solo nessuno di voi. Puntiamo per scelta precisa su di voi, per favorire crescita e competitività. Dobbiamo affrontare la questione dei dazi, ma con gli accordi fatti con altri Paesi, penso all’India, un mercato non facile ma che si apre, esportiamo il saper fare. Faremo di tutto per farvi essere sempre più competitivi».

Centralità per il Testo unico sulla farmaceutica

Ha poi preso la parola Marcello Gemmato, sottosegretario di Stato ministero della Salute: «Abbiamo visto che nel 2025 il comparto ha raggiunto 74 miliardi di euro, 69 dei quali dedicati all’export, dati che si consolidano nell’ultimo triennio, superando il nostro competitor europeo cioè la Germania. Il fatto di avere un governo di legislatura offre la possibilità di programmare insieme. La stabilità di governo è quindi necessaria. Rivendico con orgoglio l’implementazione del fondo sanitario nazionale, che ha portato dal 15,30 al 15,65 la spesa farmaceutica. La gestione della cronicità – dati Aifa alla mano, gli ultra ottuagenari prendono circa 15 pillole al giorno – e l’innovazione farmacologica vanno tenuti insieme. Su 147 farmaci orfani, la nostra Aifa ne ha approvati 140 di cui il 75% dati gratuitamente dal Sistema nazionale. Il valore non può essere secondario alla spesa farmaceutica. Nel testo Unico vorremmo trovare una chiave di semplificazione per superare il payback che può essere una stortura per le company internazionali. Un altro tema caro al vicepresidente Tajani quanto a me è la preparazione dei principi attivi in Italia. Se ci fossero certe crisi internazionali in breve tempo non avremmo più i farmaci salvavita. L’Italia si deve riappropriare della grande tradizione della chimica farmaceutica: lo stiamo mettendo in campo nel Testo Unico, sforzo per semplificare e curare storture occorse. E lo faremo con gli stakeholder».

Cruciale il rapporto con le università

Tra le varie voci, la ministra dell’Università e della Ricerca Anna Maria Bernini ha sottolineato l’importanza del rapporto con le università. «Stiamo lavorando per formare il capitale umano per mestieri che non esistono ancora. In particolare parliamo della figura del Technology Transfer Officer. Si tratta di una figura il cui compito è trasformare le scoperte di laboratorio in prodotti licenziati, brevetti o nuove imprese». Antonio Gozzi, delegato di Confindustria all’Autonomia strategica europea, ha ricordato le difficoltà dell’Europa a impostare politiche di esportazione verso la Cina, «viceversa veniamo invasi dai prodotti cinesi, bisogna prendere decisioni politiche anche alla luce di come sia difficile parlare con le altre Confindustrie europee. Bisogna far ragionare i tedeschi e l’industria tedesca sulla minaccia che viene da Oriente. Voi siete uno straordinario esempio di compresenza di imprese italiane diventate multinazionali. E dimostrate che questo è un Paese attrattivo per gli investimenti esteri, a differenza di ciò che avviene altrove».

Alessandra Stoppini

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