Pbc, i dati dello studio Assure sul ruolo di seladelpar
Presentati al Congresso Easl 2026 i risultati ad interim che mostrano una normalizzazione duratura dell’Alp nei pazienti con colangite biliare primitiva.
Ssono stati illustrati i risultati ad interim dello studio di Fase 3 denominato “Assure”, promosso da Gilead Sciences. La ricerca, attualmente in corso, ha valutato sicurezza e tollerabilità a lungo termine di seladelpar, un agonista orale Ppar-delta, in soggetti affetti da colangite biliare primitiva (Pbc). I dati presentati hanno riguardato in particolare un’analisi post hoc condotta su partecipanti con livelli di fosfatasi alcalina (Alp) compresi tra 1,0 e 1,67 volte il limite superiore della norma (Uln). La fosfatasi alcalina è un marcatore utile alla valutazione dell’attività della malattia e valori superiori alla norma sono correlati a un incremento del rischio di progressione epatica. La rimborsabilità di seladelpar è stata recentemente approvata dall’Agenzia italiana del farmaco (Aifa).
Tassi di normalizzazione dell’Alp
L’indagine ha evidenziato come seladelpar sia associato a tassi elevati e persistenti di normalizzazione dell’Alp in una popolazione di pazienti che, nonostante il trattamento con la terapia di prima linea a base di acido ursodesossicolico (Udca), continuava a presentare valori elevati dell’enzima epatico. Si tratta di una categoria di malati storicamente sottorappresentata negli studi clinici randomizzati, ma che costituisce una quota significativa dei pazienti con Pbc. Il raggiungimento della normalizzazione dell’Alp è sempre più riconosciuto come obiettivo terapeutico di rilievo, data la sua correlazione con esiti clinici favorevoli a lungo termine.
Normalizzazione duratura dell’Alp osservata a 12 e 24 mesi
Lo studio Assure ha arruolato 50 pazienti già partecipanti a precedenti sperimentazioni cliniche su seladelpar. Tra i soggetti valutabili, l’83% ha raggiunto una normalizzazione composita dell’Alp a 12 mesi, definita come valore di Alp entro la norma (≤1×Uln) associato a una riduzione di almeno il 15%. A 24 mesi, la percentuale di risposta si è attestata al 74%, dimostrando una persistenza del beneficio nel corso di due anni di trattamento. I livelli medi di Alp hanno registrato un calo sostanziale rispetto al basale, mantenendosi ridotti durante il follow-up. Sono stati osservati miglioramenti anche in altri marcatori di colestasi, come le gamma-glutamil transferasi (Ggt), mentre la bilirubina totale è rimasta complessivamente stabile.
Approccio olistico al trattamento
Swati Tole, MD, Ms, Clinical Development, Inflammation presso Gilead Sciences, ha osservato che «i dati presentati si aggiungono al crescente corpo di evidenze cliniche che supportano il ruolo di seladelpar come approccio terapeutico nelle persone con Pbc. Combinando la normalizzazione dell’Alp con un’efficace gestione dei sintomi, fornisce un approccio più olistico al trattamento. Con seladelpar, puntiamo ad intervenire su entrambi– migliorare il prurito, uno dei sintomi più debilitanti della Pbc, e normalizzare l’Alp, un marcatore chiave del rischio di progressione della malattia – favorendo un approccio completo alla gestione della malattia».