Mercato Ue integratori a 24 miliardi, online al 25%
Presentati i dati europei degli integratori alimentari all’Assemblea di Integratori & Salute. In Italia l’e-commerce vale l’8%, trainano vitamine e bellezza.
Il mercato europeo degli integratori alimentari ha raggiunto un valore complessivo di 24 miliardi di euro, registrando un incremento del 10% a valore rispetto all’anno precedente. Il dato è emerso dall’indagine condotta da Iqvia, presentata nel corso dell’Assemblea annuale di Integratori & Salute, l’associazione nazionale di categoria che riunisce circa 200 aziende del settore ed è parte di Unione Italiana Food, aderente al sistema Confindustria. L’incontro si è tenuto a Milano ed ha partecipato anche FarmaciaVirtuale.it.
Crescono le vendite di integratori per bellezza e funzionali
Secondo i dati Iqvia, le categorie merceologiche più rilevanti in termini di valore restano gli integratori vitaminici e minerali, 34,5% del totale, seguiti da quelli per l’apparato gastro-intestinale con il 19,2%. A seguire si collocano i prodotti per tosse e raffreddore (8,1%), per apparato urinario e riproduttivo (6,9%), tonici e stimolanti (6,8%) e infine quelli per calma, sonno e umore (6,2%). I maggiori tassi di crescita si osservano per gli integratori destinati alla bellezza (+13%), per quelli legati all’apparato urinario e riproduttivo (+11%) e per i prodotti rivolti al contrasto del dolore (+11%).
Necessaria una maggiore armonizzazione normativa in Europa
Sul fronte dei canali distributivi, l’indagine Iqvia evidenzia come l’omnicanalità si sia affermata come condizione di base: oltre il 60% delle aziende europee ha investito nella digitalizzazione. A livello continentale, le vendite online cubano in media il 25% del mercato degli integratori, con una crescita più rapida rispetto al canale fisico. La penetrazione dell’e-commerce varia tra i diversi Paesi. In Italia, il peso delle e-pharmacy si ferma all’8% del valore, confermando la centralità del consiglio del farmacista nel punto vendita fisico. In Germania, al contrario, il canale digitale incide per il 26%, trainato dalle farmacie online, seguite da Repubblica Ceca, Russia e Slovacchia.
Assenza di una normativa specifica per gli integratori
Germano Scarpa, presidente della sigla, ha evidenziato che «le maggiori difficoltà che incontriamo oggi a livello europeo derivano dall’assenza di una normativa specifica per gli integratori. Le norme di riferimento per il nostro comparto sono infatti quelle che disciplinano gli alimenti e pongono diversi limiti all’innovazione del settore. In Paesi extra-europei, come ad esempio gli Stati Uniti, le imprese godono di maggior elasticità nel fare ricerca e nella possibilità di introdurre non tanto nuovi nutrienti, ma almeno di modificare i dosaggi in uso di quelli noti, trovando nuove funzionalità metaboliche. In Europa abbiamo ricercatori che effettuano studi scientifici sui nutrienti, mettendo spesso in luce nuove possibilità di health claim, ma poi si bloccano perché a livello normativo non riescono ad andare avanti. Oltreoceano, invece, nel momento in cui viene dimostrato scientificamente l’effetto metabolico di un nutriente, questo può comparire nell’etichetta dei prodotti».
Le categorie a maggior crescita in Europa
Secondo Gilda Sala, Principal & Consulting Lead Consumer Health Iqvia, «il mercato degli integratori -afferma- è guidato da due driver convergenti. Da una parte, un consumatore più informato e orientato alla prevenzione, in grado di valutare ingredienti ed efficacia. Dall’altra, il crescente peso di categorie a guida Health Care Professional (Hcp), come apparato urinario, salute femminile, probiotici, stress, sonno, che rappresentano le categorie a maggior crescita in Europa e sono quelle in cui medico e farmacista influenzano in modo determinante la scelta. Per quanto riguarda invece la competitività del settore, la credibilità scientifica diventerà sempre più un fattore fondamentale di distinzione. Brand con studi clinici solidi, claim approvati e supporto Hcp emergeranno come partner preferenziali in farmacia e nella raccomandazione medica».
Tutela dei consumatori nell’ambito del quadro regolatorio dell’Ue
Livia Menichetti, direttore generale di Ehpm, ha osservato che «ogni Paese dell’Ue ha un proprio approccio nazionale all’integrazione alimentare e, pertanto, ciò che è necessario è che ogni azienda operi in modo conforme all’interno del quadro normativo europeo, concentrandosi su un approccio proporzionato, scientificamente fondato e basato sull’evidenza. Tale approccio consente a ciascuna azienda di garantire la sicurezza dei prodotti e standard di qualità elevati, permettendo al contempo di massimizzare l’innovazione e assicurare la tutela dei consumatori nell’ambito del quadro regolatorio dell’Ue. Per quanto riguarda i regolatori europei e nazionali, Ehpm continuerà a sostenere un dialogo strutturato ed efficace, basato sulla trasparenza, e a chiedere valutazioni basate sull’evidenza scientifica e misure proporzionate di gestione del rischio per dossier chiave quali gli Mpl, l’articolo 8 del Regolamento 1925/2006 e i claims sui botanicals».
Sostenibilità con paradigma di cura evoluto
Carlo Ranaudo, docente dell’Università Federico II di Napoli, ha sottolineato che «oggi la vera sfida della sanità è trasformare la longevità in anni di vita in buona salute, in un contesto segnato dall’aumento delle cronicità e dalla crescente pressione sui sistemi sanitari. Per questo non possiamo più considerare la spesa sanitaria come un costo, ma come un investimento strategico fondato su prevenzione, innovazione e valutazione dei risultati reali. La sostenibilità si costruisce attraverso un nuovo paradigma di cura, capace di integrare tecnologie digitali, medicina personalizzata e approcci multidisciplinari. In questo scenario, la nutraceutica scientificamente validata può svolgere un ruolo centrale nella prevenzione primaria e nella promozione di una longevità attiva. Investire in qualità, ricerca e valore riconosciuto sarà la chiave per garantire il futuro del sistema salute».
Conoscenza scientifica e clinica degli operatori sanitari
Arrigo Cicero, docente e presidente della Società italiana di nutraceutica (Sinut), ha spiegato che «nel mondo della nutraceutica, l’innovazione non passa solo dal prodotto, ma soprattutto dalla crescita della conoscenza scientifica e clinica degli operatori sanitari. Oggi le tecnologie che migliorano bioaccessibilità, tollerabilità e formulazione dei principi attivi stanno contribuendo a rendere i nutraceutici più efficaci e gestibili. Resta però fondamentale colmare il divario tra ricerca e regolazione, superando rigidità che spesso limitano il valore applicativo dell’evidenza scientifica. Solo attraverso un dialogo trasparente tra industria, istituzioni e comunità scientifica sarà possibile sostenere un’innovazione realmente utile per il benessere delle persone».