“Supernova”: il libro di Nina Gigante per la maternità oltre i luoghi comuni
L’opera pubblicata da Aboca Edizioni sposta l’attenzione dal bambino alla donna, indagando le trasformazioni profonde del diventare madre.
In concomitanza con la Festa della mamma, Aboca Edizioni ha annunciato l’uscita in libreria di “Supernova. Quando nasce una madre: le trasformazioni di cui nessuno ti ha mai parlato”, volume scritto dalla giornalista Nina Gigante disponibile dall’8 maggio. È un’indagine documentata sulla transizione che accompagna il divenire madre, tema spesso trascurato nel dibattito pubblico. L’autrice propone un cambio di prospettiva rispetto alla narrazione tradizionale: l’attenzione è spostata dal neonato alla figura femminile, dalla dimensione privata della maternità alla lettura sociale, culturale, e politica del fenomeno. Il volume è una vera e propria analisi approfondita della trasformazione che l’autrice definisce “nascita della madre”.
Matrescenza e critica all’istinto materno
Uno dei nuclei fondanti del libro è il concetto di matrescenza, termine coniato negli anni Settanta dall’antropologa statunitense Dana Louise Raphael, allieva di Margaret Mead, e riportato all’attenzione pubblica dal New York Times. Gigante ripropone la nozione anche in Italia, definendo la matrescenza come il periodo di transizione profonda che accompagna il divenire madre, paragonabile all’adolescenza per intensità e durata. Si tratta di un processo che coinvolge corpo, identità, relazioni e appartenenza sociale, non di un evento puntuale legato al parto.
Difficoltà nel bonding nelle prime settimane dopo il parto
D’altro canto, l’autrice ha contestato l’idea di un istinto materno automatico e universalmente garantito, richiamando studi che dimostrano come la cura si apprenda nella relazione. Una metanalisi pubblicata su Archives of women’s mental health ha indicato che tra il 7% e il 20% delle neomadri sperimenta difficoltà nel bonding nelle prime settimane dopo il parto. Gigante ha messo in luce proprio come la mancanza di linguaggio e di sostegno, più che l’assenza di amore, sia all’origine delle difficoltà, e come la cultura dominante continui a misurare le madri su standard irrealistici. Secondo l’autrice, riconoscere la matrescenza significa rimettere al centro il tempo, il lavoro stabile, la condivisione del carico mentale, e le reti di sostegno, accettando che ambivalenza e fatica non diventino deviazioni patologiche, ma componenti dell’esperienza materna.