anatocismo-farmacie-agcmL’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato, nella sua adunanza del 31 ottobre 2017, ha sanzionato UniCredit, Banca Nazionale del Lavoro e Intesa San Paolo per un ammontare complessivo di 11 milioni di euro. Secondo l’Antitrust, infatti, i tre istituti di credito «hanno adottato condotte aggressive, in violazione degli articoli 24 e 25 del Codice del Consumo, aventi ad oggetto la pratica dell’anatocismo bancario, ovvero il calcolo degli interessi sugli interessi a debito nei confronti dei consumatori».
I procedimenti da parte del Garante erano stati avviati nello scorso mese di aprile. Ora sono arrivate le multe. «Tali condotte – ha specificato l’autorità di controllo – sono state poste in essere in un quadro normativo in evoluzione, che attualmente ne consente l’applicazione solo ed esclusivamente per gli interessi che il cliente autorizzi preventivamente ad addebitare sul conto corrente. In tale contesto, ad esito dell’attività istruttoria è emerso che le banche hanno attuato una politica di forte spinta all’acquisizione delle autorizzazioni all’addebito in conto corrente nei confronti della clientela, adottando varie strategie con le quali i clienti sono stati sollecitati a concedere l’autorizzazione, nel presupposto che l’addebito in conto corrente degli interessi debitori fosse il modus operandi ordinario e senza considerare le conseguenze di tale scelta in termini di conteggio degli interessi sugli interessi debitori».
Secondo l’Antitrust le banche hanno attuato a tale scopo «varie azioni nei confronti di chi ancora non aveva effettuato la scelta, attraverso sollecitazioni e monitoraggio da parte della rete e delle funzioni/strutture interne coinvolte, sia sui canali fisici (posta e filiali), sia sull’internet banking. Ciò è avvenuto con l’uso di comunicazioni personalizzate precompilate, email e pop-up nella homepage delle aree clienti volti all’attivazione delle procedure di autorizzazione online preventiva all’addebito in conto degli interessi debitori, che non consentivano al consumatore di fornire il diniego espresso all’autorizzazione». Inoltre, UniCredit, BNL e Intesa San Paolo hanno sottolineato ai clienti «solo le possibili conseguenze negative in caso di mancata autorizzazione, evidenziando gli effetti in caso di mancato pagamento degli interessi in termini di interessi di mora e di segnalazione alle banche dati finanziarie e creditizie sui cattivi pagatori, e non accennando alle conseguenze dell’autorizzazione connesse con l’applicazione di interessi anatocistici».
Sulla questione era intervenuto nel marzo scorso anche lo studio associato Bacigalupo-Lucidi, parlando di «morte presunta» dell’anatocismo bancario. «In futuro – aveva sottolineato l’esperto Roberto Santori – gli interessi debitori maturati sulle esposizioni bancarie non produrranno più ulteriori interessi». Secondo le regole attualmente in vigore, poi, «per evitare l’addebito di ulteriori interessi di mora, dovuti per un eventuale tardivo pagamento degli stessi interessi debitori, al 1 marzo di ogni anno il correntista dovrebbe recarsi allo sportello della sua banca per saldare l’importo degli interessi debitori comunicati dall’istituto nell’estratto conto di fine anno. In alternativa, si può autorizzare la banca ad addebitare gli interessi passivi. In tal modo, però, questi si sommeranno alla sorte capitale e dunque, se il conto corrente è “in rosso”, sostanzialmente verrà ripristinato l’anatocismo tanto faticosamente eliminato».
A tale impianto farraginoso, dunque, si sono sommate le pressioni citate dall’Antitrust per i correntisti di UniCredit, BNL e Intesa San Paolo.

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