«L’e-commerce è indubbiamente un modello attuale e utile ma non penso possa ridursi ad una piattaforma, ad una vetrina dove proporre essenzialmente di prezzo». È il commento a FarmaciaVirtuale.it di Carlo Ranaudo, docente presso l’Università di Salerno, in seguito alla pubblicazione dei dati periodici dello scorso trimestre relativi al numero di farmacie e parafarmacie online autorizzate in Italia.

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«È una via apparentemente semplice – prosegue Ranaudo – ma sostanzialmente rischiosa e forse anche inutile. L’e-commerce è un modello di vendita che andrebbe gestito da professionisti esperti che necessita competenze specifiche ed investimenti. Analizzando l’indicatore dei valori utili e remunerativi potremmo trovarci di fronte in questo caso a numeri ben diversi enormemente più bassi».

«Sarebbe utile – sostiene Ranaudo – scorporare nel campo dell’e-commerce l’indicatore quantità rispetto a quello valore». Più nel dettaglio, evidenzia, «analizzare cioè i fatturati e i margini operativi generati dall’e-commerce nelle 747 farmacie e nelle 175 parafarmacie. In Italia come in alcuni altri paesi europei questo canale è riservato ad Otc, Sop, integratori, cosmetici e non al farmaco etico e questo aspetto potrebbe spingere ad una forte focalizzazione sulla leva prezzo. In un momento di profondo cambiamento come quello che stiamo vivendo – conclude – da un lato si evidenzia una maggiore propensione del cittadino ad utilizzare piattaforme di vendite on-line, dall’altro la farmacia sta rappresentando un luogo fisico di supporto e consiglio al cittadino paziente».

Secondo quando rilevato da FarmaciaVirtuale.it, su dati resi disponibili dal ministero della Salute, il numero di esercizi autorizzati è pari a 922, con in particolare 747 farmacie e 175 esercizi commerciali. Al 31 dicembre del 2019, invece, i due valori erano risultati pari rispettivamente a 721 e 167, per un totale di 888. Il saldo attivo nel corso dei primi tre mesi del 2020 è dunque di 32 esercizi.

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