Mancano poco meno di tre settimane all’avvio degli Stati generali delle parafarmacie, previsti per domenica 28 aprile 2019, a partire dalle 9.30, presso l’Università degli studi di Roma “La Sapienza”, nell’aula Corrado Gini presso il Dipartimento di Scienze Statistiche. Per tale occasione, le sigle Fnpi, Mnlf, Culpi, e Lpi (Federfardis aveva reso noto il proprio ritiro poche settimane prima dell’evento), hanno annunciato che «all’interno dell’evento saranno presentate proposte innovative sia dal punto di vista legislativo, che professionale ed etico». Secondo le associazioni, si tratta quindi di «una vera e propria rivoluzione della professione del farmacista, più vicino alle istanze dei cittadini», in una giornata che metterà al centro «l’entrata del capitale privato nella proprietà delle farmacie», oltre che «gli sviluppi e le proposte di riforma della legge sulla Concorrenza alla luce dell’inchiesta realizzata da Report». Sarà presentata inoltre «la visione sul tema e i relativi progetti», al cospetto di «numerosi rappresentanti del mondo della politica, dei consumatori e della società civile».

«Questo appuntamento – avevano spiegato le sigle – è di tutti e per tutti, appartiene di diritto a tutti i colleghi e tutte le sigle che daranno il proprio contributo propositivo e partecipativo». Ciò alla luce del fatto che, rispetto all’edizione passata, «ora c’è un fronte convergente di sigle che lavorano, nel rispetto delle reciproche autonomie, con un’unità di intenti ricca di potenziale e di energia». A tal proposito, le sigle mostreranno «una categoria rispettosa ma fiera, certamente intransigente su progetti di superamento o sterilizzazione, poco collaborativa con i sicari, critica verso mediatori schierati, ma sempre disponibile a dialoghi schietti e davvero costruttivi, non a ciniche finzioni», «controcorrente rispetto ad una professione a tratti litigiosa, venale e ambigua», «che preferisce parlare di servizio, di vantaggio al cittadino, non di fatturato», e che si dice «attenta anche alla sostenibilità imprenditoriale». Quest’ultima «mezzo per raggiungere la piena espressione della propria utilità, non come fine».

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