“Sguardo al futuro” è l’appuntamento settimanale di FarmaciaVirtuale.it a cura di Raffaele La Regina, farmacista territoriale. Appuntamento settimanale che pone al centro l’analisi di visioni, la proposizione di scenari e l’osservazione della farmacia da prospettive diverse, con la finalità di arricchire la discussione e favorire la nascita di idee che portino a un miglioramento del settore.

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Storia di un amore finito

Ahi. E ora?

A chi non è capitato di ritrovarsi con una relazione amorosa finita male?

A chi non è capitato di svegliarsi una mattina dopo una notte di bagordi e alcol con un tremendo mal di testa? Vi starete chiedendo, che relazione c’è tra un amore finito male ed un post-sbornia?

Ma soprattutto che connessione c’è tra questi e la farmacia italiana in questo momento?

Qualche giorno fa mi hanno chiesto “secondo te, come stanno vivendo la quotidianità le farmacie italiane agli sgoccioli dello stato di emergenza?”.

Ho preso qualche minuto per pensarci e mi sono venute in mente le due situazioni citate in apertura. In entrambi i casi, il soggetto deve riprendere in mano la propria vita e ricominciare.

Sia chiaro, non è una situazione finita male quella in cui si trova la farmacia italiana in questo momento, anzi, essa è stata la rivelazione dell’emergenza covid.

Più che la farmacia, lo sono stati i farmacisti italiani che con spirito di sacrificio ed abnegazione hanno affrontato questa vera e propria guerra invisibile.

Ma quanto sono stati straordinari i farmacisti italiani? Era tutto così surreale, era tutto così strano.

Se ci avessero detto “vivrete una pandemia”, avremmo risposto “se vabbè, che film hai visto ieri sera?” E poi d’un tratto è cambiato tutto.

Ve li ricordate i primi giorni di pandemia senza protezioni? Ve le ricordate le poche o nulle informazioni che avevamo a disposizione? Io me li ricordo tutti i primi istanti, sono tutti impressi nella mia mente, come lo sono i primi pazienti covid, la loro voce al telefono, le loro e le nostre paure.

E ve li ricordate gli attacchi mediatici? Prima le mascherine, poi i tamponi, poi i vaccini. Sembrava quasi che ogni cosa che facessimo non andasse bene e pure il Paese aveva bisogno di noi e ci siamo stati.

Abbiamo continuato in modo silenzioso e certosino, a svolgere il nostro lavoro con dignità, professionalità e tanta passione, come se nella nostra mente risuonasse il detto che dice “chi lavora aspetta premio”, e così è stato.

Infatti, le Istituzioni, grazie all’operato di ognuno di noi, hanno capito quanto sia importante la farmacia territoriale e che essa è a pieno titolo un Presidio Sanitario e non un mero esercizio commerciale.

La popolazione ha definitivamente “certificato” che la loro prima scelta siamo noi, i Farmacisti di Comunità, scegliendoci ogni giorno.

E così, tutto d’un tratto, senza nemmeno accorgercene, siamo cambiati noi ed è cambiata la nostra professione.

Siamo stati capaci di adattarci ad ogni situazione, abbiamo imparato a fare i vaccini, abbiamo imparato a fare i tamponi, abbiamo imparato e messo in pratica tutto quello di cui c’era bisogno.

Ora però, che siamo agli sgoccioli dello stato di emergenza, come dovremo affrontare il futuro? A che cambiamenti dovremo prepararci? Come potremo continuare a ripagare la fiducia delle istituzioni e della popolazione? Tutto sta a noi, il futuro è nelle nostre mani e questa rubrica nasce con l’intento di creare dialogo, cercare e fornire spunti di riflessione sul futuro.

Primo passo fondamentale è ammettere che il nostro lavoro è cambiato, che il nostro ruolo professionale è cambiato, che dentro e fuori le farmacie italiane è tutto cambiato.

Dobbiamo guardare al cambiamento come qualcosa di bello, non come qualcosa di cui aver paura.

Si, proprio così, dobbiamo guardare al cambiamento con atteggiamento ottimistico e questo è più che fattibile se il cambiamento saremo noi a guidarlo.

Dobbiamo essere pronti e contenti di affrontare nuove sfide.

Dobbiamo continuare a credere in quello che facciamo e che siamo indispensabili per il nostro Paese.

Certo, non sarà facile, su questa terra nulla è facile.

Ma se ognuno di noi, passo dopo passo, dà il suo piccolo contributo a questo nuovo corso che la nostra professione sta vivendo, riusciremo sicuramente a costruire un futuro migliore.

Voglio che un giorno, quando e semmai avrò un figlio, questo sia orgoglioso di quello che in questi anni hanno fatto e faranno i farmacisti italiani.

Abbiamo un dovere nei confronti delle generazioni future, lasciare loro un mondo migliore di quello che abbiamo trovato.

Poi c’è chi pensa “ma perché devo cambiare? Non posso continuare a fare il farmacista come ho sempre fatto?” Ma, perché sottrarsi al cambiamento? La nostra professione evolve da secoli.

Prima eravamo farmacisti preparatori, poi dispensatori, poi consuelor, domani saremo case manager.

Tanti volti diversi di una stessa professione e la cosa bella è che i farmacisti italiani, da sempre, hanno saputo prendere il meglio di questi, farne tesoro e metterli ogni giorno a disposizione del prossimo al fine di tutelare la salute della popolazione.

E allora, dico a chi è un po’ più timoroso nei confronti del cambiamento, affrontiamolo insieme, magari fa un po’ meno paura. Per questo motivo ho deciso di dare vita a questa rubrica in cui parlare, di settimana in settimana, di temi attuali e pratici che ci portino a vedere le cose in modo diverso.

Ora basta con le belle parole e mettiamoci all’opera.

Come colui che, dopo una relazione amorosa finita male, all’inizio è un po’ più titubante nel rimettere in gioco il proprio cuore (e magari mi ci rivedo pure), capisce, poi, che non può sfuggire all’amore e così diventa pronto ad innamorarsi ancora, così dobbiamo essere pronti noi ad innamorarci nuovamente e senza remore della nostra meravigliosa professione.

A presto

Raffaele La Regina

© Riproduzione riservata

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