“Sguardo al futuro” è l’appuntamento settimanale di FarmaciaVirtuale.it a cura di Raffaele La Regina, farmacista territoriale. Appuntamento settimanale che pone al centro l’analisi di visioni, la proposizione di scenari e l’osservazione della farmacia da prospettive diverse, con la finalità di arricchire la discussione e favorire la nascita di idee che portino a un miglioramento del settore.

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E se cambiassimo punto di vista?

Quante volte nella nostra vita abbiamo evitato di fare qualcosa per paura?

Se ci riflettiamo un attimo, affioreranno nella nostra mente una marea di situazioni.

Si, diciamoci la verità, tutti ci siamo trovati in una circostanza simile.

Per paura, magari, non abbiamo preso un treno.

Per paura, forse, non abbiamo detto un ti amo.

Per paura siamo restati fermi ed in silenzio, mentre il mondo intorno a noi continuava la sua corsa lasciandoci lì.

Quante volte vi sarà capitato di non fare qualcosa pur sapendo, in cuor vostro, che avrebbe potuto stravolgere in meglio il corso delle cose?

La verità è che abbiamo troppa paura delle conseguenze, dell’incerto, di quello che non riusciamo a vedere subito o che forse vediamo in modo non chiaro.

Così facendo, tuttavia, ci priviamo di un sacco di cose belle.

Molto spesso ci comportiamo così perché, quasi, ci obblighiamo a vedere le cose in un modo solo, quello che ci fa più comodo o quello che piace alla massa.

Tuttavia, dovremmo impegnarci a prendere in considerazione più punti di vista, a provare a vedere le cose da più angolazioni diverse perché, siamo sinceri, alla fine tutto dipende da come decidiamo di vedere le cose, un po’ come l’immagine in apertura.

Come sentiamo e ci diciamo spesso, il nostro ruolo professionale sta cambiando, ma involontariamente, cerchiamo a tutti i costi, di portare avanti un modello di farmacia prodotto-centrico e non paziente-centrico.

E pure, i nostri pazienti, soprattutto quelli cronici, avrebbero tanto bisogno di noi.

Avrebbero bisogno di qualcuno che faccia loro da personal trainer, da guida nei loro percorsi di cura perché, siamo sinceri, si dice sempre “il paziente al centro”, ma alla fine questo è sì al centro ma di un labirinto.

Che le patologie croniche siano un problema da affrontare per il Servizio Sanitario Nazionale non lo dico io ma lo dice l’ISTAT che di recente ha pubblicato un report dal titolo “Le condizioni di salute della popolazione anziana in Italia”.

Quando l’ho letto per la prima volta, la prima cosa che mi ha colpito sono stati i numeri: il 32,5% degli over 65 è affetto da gravi patologie croniche e multimorbilità e 3,8 milioni sono gli anziani con una grave riduzione dell’autonomia nelle attività quotidiane.

Sono dei numeri importanti a cui, poi, vanno aggiunti i pazienti affetti da patologie croniche di età under 65.

Tuttavia, i numeri di per sé non sono il vero problema. Si comincia a comprendere la gravità della situazione quando ci si imbatte nella tabella che descrive chi e in che percentuale si prende cura di tali pazienti: le famiglie per l’80% e delle persone a pagamento per la restante parte.

Considerando l’età media in Italia e quella a cui si va in pensione oggi, è facile comprendere quanto prendersi cura di un paziente cronico sia complesso e gravoso non solo per una famiglia lavorativamente attiva ma anche per dei pensionati che potrebbero essere essi stessi dei pazienti cronici.

Ma a complicare ulteriormente le cose ci sono, infine, le liste di attesa, un problema irrisolto tipicamente italiano, e la rinuncia alle cure sanitarie per motivi economici.

Sulla base di questo, si comprende facilmente quanto non sia per niente facile la vita dei nostri pazienti cronici e di chi se ne prende cura.

E noi? Cosa potremmo fare?

La risposta è una sola: tutto, basta volerlo.

Il problema esiste e i farmacisti di comunità potrebbero essere la chiave sostenibile della gestione delle cronicità sul territorio.

Potremmo e potrebbero chiederci, ma perché proprio i farmacisti?

Le motivazioni principali sono 3:

• Capillarità sul territorio e disponibilità oraria. I pazienti cronici hanno bisogno di strutture e professionisti che rispondano ai loro bisogni in modo versatile, elastico e compatibile con i ritmi di vita odierni.

• Umanizzazione delle cure. C’è bisogno di professionisti che abbiano un rapporto continuo con i pazienti, solo così questi potranno sentirsi parte attiva del loro percorso di cura e non semplici spettatori.

• Diagnostica agile. Grazie alle nuove tecnologie le farmacie possono offrire una serie di esami e prestazioni utili al monitoraggio delle patologie croniche e alla diagnosi precoce delle complicanze.

Queste sono tre motivazioni per farci scegliere come alleati nella gestione delle patologie croniche, ma è ovvio che dobbiamo metterci anche del nostro.

Infatti, per essere pronti allo scopo dovremmo:

• Cambiare la nostra forma mentis e smettere di pensare in ottica prodotto-centrica. Questo non è un problema, lo abbiamo imparato con i tamponi.

• Rimetterci sui libri per imparare tutto su cronicità e percorsi di cura. Questo nemmeno è un problema, abbiamo imparato a farlo con i vaccini.

• Volerlo.

Studiare e cambiare forma mentis non dovrebbe essere un gran problema e in cuor nostro lo sappiamo, l’emergenza che stiamo vivendo ci ha mostrato che ne siamo capaci.

Volerlo, è, invece, il punto più ostico ed importante allo stesso tempo.

Lo so, non è facile, ma è necessario evolvere verso un nuovo modello di farmacia di comunità altrimenti saremo sempre facilmente sostituibili da un automatismo informatico.

Invece, io voglio sperare in una categoria nuova, pronta a cogliere la spinta evolutiva che sta vivendo da due anni a questa parte.

Voglio sperare in una categoria che, nonostante la digitalizzazione, continua a restare il punto di riferimento territoriale della popolazione, il suo porto sicuro, la soluzione ad ogni suo problema.

Tutto quello che vogliamo è dall’altra parte della paura.

È importante non sciupare più un secondo del tempo che continua a scorrere inesorabile, altrimenti, riprendendo le immagini descritte in apertura, i treni partiranno lo stesso senza di noi e le persone a cui non avremo detto ti amo continueranno la loro vita lasciandoci lì dove la paura ci ha fermati.

Coraggio!

A presto

Il vostro Raffaele

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