L’emergenza sanitaria ha visto un impegno profuso delle farmacie territoriali nel prestare assistenza ai pazienti: un impegno che ha stravolto l’attività quotidiana dei professionisti del settore, non senza accompagnarsi, come avvenuto in molti altri comparti, a problematiche organizzative ed economiche. Gli avvenimenti dello scorso anno, però, hanno portato alla luce anche un ruolo del farmacista, poco evidente ma da sempre insito nella professione: quello di contatto diretto e immediato, spesso il primo, con il paziente che cerca assistenza. Questo, in estrema sintesi, il contenuto del report annuale del Pharmaceutical group of the european union (Pgeu), a cui aderiscono per l’Italia Fofi e Federfarma. L’organizzazione internazionale, ripercorrendo le tappe del 2020, non poteva che focalizzare l’attenzione sulle sfide della pandemia, non a caso il report è intitolato “The role of community pharmacists in the fight against Covid-19”. «Dall’inizio della pandemia – dichiara Duarte Santos, presidente del Pgeu – i farmacisti di comunità in tutta Europa sono in prima linea nella lotta contro il virus, facendo tutto ciò che è in loro potere per garantire ai pazienti un accesso continuo ai trattamenti».

Ti interessa ciò che stai leggendo? Iscriviti qui alla newsletter per ricevere articoli come questo (e molto altro) direttamente alla tua casella di posta elettronica

Un impegno profuso non senza difficoltà

Il report 2020 del Pgeu mette in evidenza anche le difficoltà concrete che i farmacisti hanno affrontato per garantire continuità assistenziale ed elevato livello di servizio, cosa che ha portato molte attività a subire anche contraccolpi economici. «Come gli altri settori – si legge nel documento – anche la farmacia di comunità ha dovuto affrontare sfide significative. Negli ultimi mesi molti farmacisti di comunità in Europa hanno vissuto i momenti più difficili della loro attività. Le farmacie comunitarie hanno sperimentato un notevole incremento del numero di richieste, anche telefoniche, da parte dei pazienti, diverse domande di consegne a domicilio e un aumento di assenze per malattia del proprio personale. L’incremento di richieste di consulenza professionale si è tradotto in costi aggiuntivi per mantenere alto il livello di servizio. Inoltre, i farmacisti di comunità hanno effettuato modifiche dei propri locali e della propria routine quotidiana per attuare misure di contenimento e sicurezza, come raccomandato dalle autorità sanitarie. Di conseguenza, molte farmacie indipendenti nei paesi dell’UE hanno avuto a che fare con problemi finanziari di redditività».

Il ruolo chiave del farmacista

«In tutti gli stati membri dell’Ue, e soprattutto nelle comunità locali più duramente colpite dalla pandemia – ribadisce il Pgeu – le farmacie di comunità hanno servito i loro pazienti con grande generosità, rimanendo il primo punto di contatto tra i pazienti e sistemi sanitari». Questo ruolo di contatto immediato e costante tra paziente e farmacista è sempre più forte e frequente ma, come sottolinea il Pgeu, va supportato adeguando il sistema. «La principale lezione che la pandemia ha lasciato al settore sanitario è questa – sostiene il Pharmaceutical group of the european union -: dobbiamo cambiare il modo in cui viene fornita l’assistenza sanitaria e spostarci da un’assistenza focalizzata sull’ospedale a una focalizzata sul paziente, offrendo assistenza il più vicino possibile a casa. Questo significa investire di più nelle cure primarie».

© Riproduzione riservata

Documenti allegati

Non perdere gli aggiornamenti sul mondo della farmacia

Riceverai le novità sui principali fatti di attualità.

Puoi annullare l'iscrizione con un click. Non condivideremo mai il tuo indirizzo email con terzi.