Si è svolta il 9 luglio la seconda delle tre giornate previste nell’ambito della maratona Patto per la salute, svolta a Roma presso il ministero della Salute. Obiettivo della giornata quello di ascoltare i protagonisti della sanità italiana in vista della definizione del nuovo Patto per la salute. Ciò sulla base di «un percorso di condivisione partecipata – spiega il dicastero – che passa attraverso l’incontro con i tre pilastri del sistema salute». Ai lavori hanno partecipato diverse sigle della filiera. Tra queste, Federfarma, Farmacieunite, Fnpi e Unifardis, le quali hanno reso noto il contenuto della loro partecipazione all’evento.

«Nuova remunerazione, nuova convenzione e definizione del ruolo della farmacia nella gestione del paziente cronico, in sinergia con gli altri operatori sanitari del territorio, a partire dai medici di medicina generale», gli elementi portati al vaglio da Federfarma. Secondo il sindacato questi «sono essenziali affinché la farmacia possa contribuire alla sostenibilità del sistema e al miglioramento del livello di assistenza garantito ai cittadini». Secondo quanto evidenziato dal sindacato dei titolari, «la riforma della remunerazione – oggi legata esclusivamente al prezzo del farmaco – non è più differibile a causa del costante calo dei prezzi dei farmaci forniti dalle farmacie in regime di Ssn». Tra questo il calo dei prezzi, che «determina la progressiva riduzione del margine sui farmaci Ssn» e dunque genera «una situazione economica insostenibile per tutte le farmacie e in particolare le farmacie piccole e per quelle situate in zone disagiate, dove i farmaci Ssn costituiscono la quota più importante del fatturato».

Oltre alle differenti sigle, nel corso della giornata ha preso parola anche Franco Gariboldi Muschietti, presidente di Farmacieunite, associazione a tutela degli interessi dei titolari di farmacia, con all’attivo circa 500 iscritti distribuiti prevalentemente nelle regioni del Veneto, dell’Emilia Romagna, del Friuli Venezia Giulia e della Lombardia. Sono otto le proposte presentate nell’arco della mattinata. Tra queste, «la farmacia, per ragioni di prossimità, di orario, di comodità d’accesso, può essere elemento su cui fondare l’integrazione delle cure primarie, potendosi porre come “front office” del sistema integrato dell’assistenza primaria». Inoltre, «la farmacia, in quanto struttura sanitaria di più ricorrente e facile accesso per soggetti affetti da patologie croniche e per la popolazione fragile, può essere sede elettiva per lo sviluppo di strumenti di analisi e profilazione dei soggetti fragili finalizzato allo sviluppo della medicina di iniziativa e di sistemi di presa in carico globale».

Secondo Davide Giuseppe Gullotta, presidente della Federazione nazionale parafarmacie italiane (Fnpi), invece, «la nascita delle parafarmacie è stata per molti farmacisti un’opportunità di lavoro, di esprimere la propria professionalità». Ciò alla luce, evidenzia il dirigente, «di un sistema di accesso alla professione non libero, non meritocratico e con un sistema concorsuale farraginoso e concorsi della durata di decenni». Dunque l’appello ai presenti: «Proponiamo che il ministero guardi a questi professionisti che già sono sul territorio italiano come ad un punto in più della salute, da valorizzare, non come ad un mero esercizio commerciale, ma come ad una realtà da usare ed integrare nel Ssn, da coinvolgere nelle campagne di screening, in modo da uniformare a livello nazionale i servizi offerti dai farmacisti in parafarmacia. Chiediamo di diventare anche per il ministero quell’interfaccia per la salute che già da tempo il cittadino riconosce nel farmacista in parafarmacia, chiediamo di essere utili al cittadino e alle istituzioni».

Infine, tra i vari altri interventi della giornata, l’intervento di Paolo Moltoni, presidente dell’associazione Federfardis, il quale si chiede: «Essendo il saldo di farmacie sul territorio negativo rispetto a quello che dovrebbe essere, il nostro Paese è realmente coperto dal servizio di distribuzione del farmaco?». Da questo assunto la proposta di legge, che «in attuazione dell’articolo 32 primo comma e dell’articolo 117 secondo e terzo comma della Costituzione, ​si prefigge attraverso il potenziamento del sistema concorrenziale, proprio di ​aumentare l’accesso alle terapie farmacologiche a totale carico del cittadino e la qualità dei servizi a questi offerti​».

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