progetto adhere«Si tratta di uno studio multicentrico triennale inteso a valutare in modo scientifico il ruolo del farmacista nel miglioramento dell’aderenza terapeutica, puntando sull’importanza della sua professionalità, capillarità sul territorio e nel frequente contatto con i pazienti». E’ quanto afferma Andrea Mandelli, presidente Fofi, nel giorno di presentazione del progetto Adhere, presentato nell’ambito del “Forum Risk Management in Sanità”. Il progetto, ideato da Enrico Desideri direttore della Azienda Usl Toscana sud est, e realizzato da Fofi, Federfarma ed Assofarm, con il supporto della Fondazione ReS di Nello Martini, «nasce dalla necessità di incrementare l’aderenza terapeutica – spiega una nota -, e dalla valutazione dei dati relativi alla spesa della sanità, temi strettamente connessi tra loro». Grazie all’aumento dell’aderenza terapeutica, «consegue una maggiore efficacia della terapia e una drastica riduzione dei costi in quanto, ad esempio, diminuiscono i ricoveri, gli accessi al pronto soccorso, le complicanze».

Secondo Enrico Desideri, direttore scientifico del progetto e direttore generale della Asl Toscana sud est, «per il futuro, la vera sfida della Sanità è la cronicità: in Italia i malati cronici sono 24 milioni e “assorbono” oltre l’80% delle risorse economiche». «Occorre quindi un modello – spiega il dirigente -, come quello delle Reti Cliniche Integrate e Strutturate, sperimentato per la prima volta nella Toscana sud est, in cui il farmacista, insieme al medico di medicina generale e allo specialista, sia parte integrante di una gestione proattiva, prossima, partecipata, personalizzata e attenta alla prevenzione. Un modello che garantisce la massima attenzione alle specifiche esigenze del malato, riducendo i tempi d’attesa, l’ospedalizzazione, le spese per la diagnostica e gli accessi inappropriati al pronto soccorso».

Al centro del progetto due patologie ad alto rischio di complicazioni, scompenso cardiaco e broncopneumopatia cronica ostruttiva (BPCO), che, grazie al modello delle Reti Cliniche Integrate e Strutturate, vedono il farmacista di comunità tra i protagonisti, anche in funzione dei gli obiettivi prestabiliti, tra cui il miglioramento della copertura terapeutica nelle patologie interessate, rispettivamente del 25% e del 35%.

«Il progetto Adhere – spiega Marco Nocentini Mungai, presidente di Federfarma Firenze e Toscana – costituisce un esempio concreto di farmacia che eroga nuove prestazioni di alto valore sociale e sanitario, fa prevenzione e monitoraggio dei pazienti cronici». Anche Francesco Schito, presidente Assofarm, è dello stesso avviso, ovvero della «valenza sociale, perché chi meno accede alle terapie sono proprio le fasce meno abbienti, la valenza scientifica che ne permetterà la messa a sistema e la replicabilità in altre Regioni». Assofarm peraltro interessata già in passato al progetto Adhere perché consentirebbe al farmacista «di lavorare su questi aspetti critici, e pertanto gli offre la possibilità di dimostrare sul campo i suoi meriti. Meriti perdipiù validati da un comitato scientifico indipendente che avrà il compito di valutare, oltre all’aderenza, le effettive efficace ed efficienze di spesa dalla presa in carico».

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