«Preferisce l’originale oppure l’equivalente?. Quale differenza sussiste tra l’uno e l’altro? Hanno diversa efficacia? Sono sicuri allo stesso modo? Tutte domande legittime le cui risposte un cittadino dovrebbe avere il diritto di conoscere in modo chiaro e definitivo». Sono le canoniche domande poste da un paziente ad un operatore sanitario che la Società italiana di farmacologia (Sif) mette in luce con l’intenzione di riaprire il dibattito sul fenomeno in base al quale «ancora oggi – evidenzia la sigla – troppi operatori sanitari e troppi pazienti considerano, per mancanza di una corretta informazione, gli equivalenti farmaci inferiori a quelli di riferimento in termini di efficacia e sicurezza». Per compensare questo problema la Sif ha elaborato un paper denominato «I farmaci equivalenti», con lo scopo di favorire «un aggiornamento continuo del cittadino come tale, come consumatore e paziente, da tutelare in ogni fase del suo approccio al farmaco».

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Ciò nell’ambito della campagna di informazione ed educazione al corretto utilizzo dei farmaci. «Il progetto – evidenzia la Sif –  è un percorso formativo per gli studenti universitari che saranno i professionisti della salute di domani (medici, farmacisti, infermieri), che serve a fare conoscere cosa sono e quali sono i percorsi regolatori che portano alla immissione in commercio dei farmaci equivalenti e biosimilari. Come logica conseguenza di questo percorso formativo, che ha interessato tutte le sedi italiane, Sif ha quindi pubblicato un nuovo position paper». Nel documento vengono evidenziate le caratteristiche peculiari e tecniche che forniscono supporto informativo alla corretta diffusione dei medicinali equivalenti. Informazioni che, una volta acquisite dagli operatori sanitari, tra questi i farmacisti, devono essere correttamente trasferite ai pazienti che potranno disporne ed effettuare una scelta consapevole.

È utile evidenziare che lo scorso aprile l’Agenzia italiana del farmaco (Aifa) aveva pubblicato i dati relativi alla spesa farmaceutica convenzionata riferita al periodo gennaio-dicembre 2018. I consumi, espressi in numero di ricette (576 milioni di ricette), avevano mostrano un lieve decremento pari a -0,8% rispetto al 2017, mentre, al contrario, l’incidenza del ticket aumentata del 3,8%, con un incremento di 58,9 milioni di euro totalmente a carico dei pazienti, parte di questi ultimi costituiti dalle differenze tra farmaco originale ed equivalente.

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