Quali sono gli effetti dell’istituzione della Nota 96 sugli andamenti dei farmaci per prevenzione e trattamento della carenza di vitamina D? A rispondere è l’Agenzia italiana del farmaco (Aifa), la quale pubblica un rapporto con gli esiti della stretta dello scorso ottobre, in seguito all’introduzione di misure con la finalità di limitare la prescrizione dei farmaci utilizzati nella prevenzione e trattamento della carenza di Vitamina D. Secondo quanto evidenzia l’Aifa in una nota «nei primi tre mesi di applicazione della Nota 96 si registra complessivamente una diminuzione dei consumi e della spesa dei farmaci in Nota di oltre il 30% rispetto ai periodi precedenti sia in termini di confezioni erogate sia di spesa sostenuta dal Ssn».

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In aggiunta a ciò, l’Aifa rende noto che «non si osservano importanti aumenti dei consumi e della spesa di altri analoghi della Vitamina D non oggetto della Nota. La classe di età 40-50 anni è quella che ha fatto registrare la maggiore riduzione dei consumi, soprattutto tra le donne». Inoltre, «l’impatto della Nota – evidenzia l’Aifa – a livello delle diverse regioni è da considerarsi eterogeneo sia per i diversi scenari regionali prima dell’applicazione della Nota, sia per le diverse risposte osservate sul territorio dopo l’applicazione del provvedimento.

È utile ricordare che lo scorso luglio, in merito ai farmaci utilizzati per il trattamento della carenza di vitamina D, si accese una polemica tra Federanziani e la Federazione nazionale degli ordini dei medici chirurghi e odontoiatri (Fnomceo), all’indomani della pubblicazione dell’edizione 2018 del Rapporto sull’uso dei farmaci in Italia. Fu proprio Federanziani a sollecitare all’Aifa limitazioni sulla rimborsabilità dei medicinali a base di vitamina D.

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