I professori universitari Rosario Rizzuto, rettore dell’Università di Padova, e Vincenzo Nesi, nonché i rappresentanti di una serie di organizzazioni tra le quali il Movimento Nazionale Liberi Farmacisti, sono stati ascoltati il 27 febbraio 2019 nel corso di un’audizione informale presso la commissione Cultura, scienza e istruzione della Camera dei Deputati. Ciò nell’ambito dell’esame in sede referente di alcune proposte di legge in materia di accesso ai corsi universitari.

Il Mnlf ha spiegato che «la strategia Europa 2020 e l’agenda dell’Ue per la crescita vedono l’istruzione come fattori chiave. Secondo Eurostat, nel 2017, meno di una persona su sei è laureata in Italia. È il secondo dato peggiore in Europa dopo quello della Romania. Questa situazione non può essere ignorata e deve rappresentare il faro rispetto alle proposte di riforma. In questa sede sono venuti a parlare anche altri farmacisti in rappresentanza dell’Ordine nazionale, ed è stato riferito che sono circa 4.700 in media i laureati in farmacia, ogni anno. Di questi, 4.000 si iscrivono agli Ordini. Il dato è corretto, ma ciò avviene a fronte di circa 8.500 nuovi immatricolati, mentre il totale degli iscritti, compresi i fuori corso, è di circa 50.000 unità. La selezione avviene dunque in modo quasi naturale tra immatricolati e laureati. È stato poi riferito che esiste un profondo e crescente squilibrio tra fabbisogno di farmacisti e laureati: di qui la richiesta di adottare anche per il corso di laurea in farmacia il numero chiuso su base nazionale».

Il delegato del Movimento si è quindi chiesto come vengano raccolti i dati relativi al fabbisogno di professionisti: «Ci sono solo quelli legati al Ssn o vengono considerate tutte le possibilità che avrebbe un laureato di trovare lavoro? Comprese parafarmacie, industria, distribuzione intermedia, ecc.? Spesso le richieste di lavoro non passano affatto dagli Ordini, per questo il dato indicato di 448 farmacisti come fabbisogno annuale ci lascia molti dubbi. Ma abbiamo anche un’altra domanda, che spiega la nostra contrarietà al numero chiuso. Il mercato del lavoro è realmente saturo o è invece alterato, come noi crediamo, da norme che impediscono di creare occupazione? Oggi, fatta eccezione per il decreto Cresci Italia, l’assetto legislativo non permette una crescita del numero di farmacie. Le parafarmacie aperte negli ultimi anni sono invece circa 3.500, il che ha consentito la creazione di 5.000 nuovi posti di lavoro. Ma le possibilità per questi sono limitate dall’impossibilità di dispensare un numero maggiore di farmaci. Quale sarebbe l’impatto se al farmacista degli esercizi di vicinato si consentisse di dispensare altre categorie di medicinali? Quanti occupati ci sarebbero se nei luoghi privati di degenza e cura fosse resa obbligatoria la presenza del farmacista?». La conclusione alla quale giunge l’associazione è perciò che la richiesta di un numero chiuso «è immotivata e strumentale a mantenere invariato l’attuale sistema legislativo». Al contrario, nel febbraio 2018 la presidente del Sunifar Silvia Pagliacci si è detta favorevole, spiegando che «il numero di farmacisti in futuro sarà sufficiente».

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