Nella seduta di mercoledì 6 febbraio 2019, la commissione Cultura, Scienza e Istruzione della Camera dei Deputati ha effettuato un’audizione informale di rappresentanti delle Federazioni nazionali degli ordini dei medici e degli odontoiatri, dei farmacisti, dei veterinari e delle professioni infermieristiche. Ciò nell’ambito dell’esame, in sede referente, di alcune proposte di legge in materia di accesso ai corsi universitari.

La Fofi, rappresentata da Luigi D’Ambrosio Lettieri, ha spiegato che «il valore del titolo di studio è fondamentale, però non è l’unico passaporto d’ingresso nel mondo del lavoro, poiché accanto ad esso il mercato valuta anche la qualità delle competenze». Quanto al tema degli accessi, il dirigente ha dapprima ricordato i riferimenti normativi e il fatto che l’iscrizione ai corsi in Farmacia e CTF è libera: «Ciò determina una serie di problemi: il primo è il costante aumento del numero di iscrizioni, non programmato. Poi vi è una progressiva insufficienza numerica dei docenti rispetto agli studenti. Ma difficoltà si incontrano anche dal punto di vista delle sedi. Tutto ciò si riscontra anche nelle difficoltà che si riscontrano nel fare tesi sperimentali: si ripiega perciò su quelle compilative». Infine, l’assenza di un numero chiuso, secondo D’Ambrosio Lettieri, fa sì che si laurei un numero troppo alto di persone rispetto quelle che è in grado di assorbire il mercato del lavoro. «Già nel 2006 la Fofi lanciò un grido d’allarme», aggiunge il dirigente. «Per il periodo 2016-2017 – specifica quindi D’Ambrosio Lettieri – il fabbisogno di farmacisti era stato quantificato in 1279 unità. A fronte di ciò abbiamo registrato 4.700 laureati. Nel 2017-2018 il fabbisogno era di 448 a fronte di un numero identico di laureati. Mentre per il 2019-2020 il fabbisogno è indicato a zero. Quindi nel ventennio la proiezione ci consegna un numero di disoccupati nel comparto di circa 50mila unità, a cui andranno ad aggiungersi i 13mila farmacisti già oggi disoccupati sui 100mila iscritti agli Ordini professionali».

Quindi le proposte: «La Fofi ritiene necessario un riallineamento tra il numero di laureati e il fabbisogno. Altrimenti rubiamo il futuro ai giovani e creiamo fabbriche di illusioni. Ci vuole inoltre un’attività di orientamento per gli studenti. Quindi occorre riorganizzare i curricula universitari». L’idea è perciò di instaurare un sistema «che consenta a tutti di iscriversi ai corsi di laurea in Farmacia o CTF, senza alcuna selezione, al primo anno. Alla fine di quest’ultimo si può introdurre invece un criterio selettivo basato sul conseguimento dei crediti, che consenta la prosecuzione degli studi solo ai più meritevoli. E, qualora il numero di persone sia troppo alto, si può introdurre anche un concorso».

In un comunicato congiunto con il presidente della Fofi Andrea Mandelli (firmatario di una proposta di legge in materia di accesso programmato ai cordi in Farmacia e CTF), è stato quindi spiegato che «è evidente che considerando l’attuale emergenza occupazionale della professione, e i tempi e gli oneri economici che comporta l’implementazione di questo nuovo sistema, è necessario prevedere da subito l’introduzione temporanea del numero programmato a livello nazionale». La Fofi propone poi una «riorganizzazione periodica del piano di studi, che deve potersi adattare all’evoluzione, sempre più rapida, tanto delle conoscenze scientifiche e del contesto socio-economico quanto del mercato del lavoro. La Federazione sta inoltre riflettendo se sia utile mantenere due distinti corsi di laurea, Farmacia e CTF, o non sia opportuno ammodernare i due curricula universitari all’interno di un unico corso di laurea magistrale».

© Riproduzione riservata