MnlfTorna a far scaldare gli animi il dibattito sull’introduzione del numero chiuso nella facoltà di Farmacia; a riaccendere le polemiche sono le dichiarazioni rilasciate a Farmacista33 da Maximin Liebl, presidente dell’Ordine dei farmacisti di Bolzano e presidente in scadenza in rappresentanza della Fofi del PGEU, Pharmaceutical Group of the European Union.

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Liebl ha parlato del numero programmato come possibile soluzione ai problemi occupazionali, a fronte di un numero di laureati in Farmacia che sarebbe cresciuto del 30%, prospettando anche la migrazione in altri Paesi quali la Germania e l’Inghilterra, dove la richiesta e il trattamento professionale dei farmacisti sarebbero migliori.

Proposte rispedite al mittente con un secco no dal Movimento Nazionale Liberi Farmacisti, che ha ribadito ancora una volta la propria contrarietà a sbarrare gli accessi universitari. «I dati riportati dal presidente dell’Ordine di Bolzano circa un aumento del 30% dei laureati in Farmacia sono completamente avulsi dalla realtà che, al contrario, vede il numero degli immatricolati diminuire in maniera sensibile negli ultimi due anni accademici. Nel 2012 ogni due medici che si sono laureati si è laureato un farmacista, in media 7000 medici contro 3500 farmacisti», afferma l’Mnlf, che si rifarebbe come fonte al MIUR – Almalaurea.

«Citare esempi come quello tedesco e inglese ove il problema degli esuberi di farmacisti non si avverte è fuorviante e strumentale; in Germania e in Inghilterra il numero chiuso di farmacie non esiste e l’offerta non è limitata artificialmente da norme poste a tutela di chi è già presente nel mercato», accusa il Movimento. Il problema della disoccupazione dei farmacisti nel nostro Paese, secondo l’Mnlf, dipenderebbe infatti da un sistema che difenderebbe determinati interessi economici, impedendo, da un lato, qualsiasi allargamento in favore della libera iniziativa, e permettendo, dall’altro, l’abuso di tipologie di contratto al limite dello schiavismo quali gli stage.

«Se si vuole mettere il numero chiuso al corso di laurea in Farmacia prima si liberalizzi il settore, poi potremmo cominciare a discuterne», lancia la provocazione il Movimento, che sostiene che all’Università non serva il numero chiuso, ma una seria riforma del corso di laurea che garantisca al laureato una qualificazione in grado di offrirgli maggiori possibilità nel mercato del lavoro. «Inoltre – chiosa il Movimento –, appare eticamente discutibile che un presidente di un Ordine provinciale dei farmacisti auspichi il successo della fuga all’estero dei colleghi che dovrebbe rappresentare, invece di impegnarsi con tutte le proprie forze per far rimanere nel territorio nazionale professionisti per cui le famiglie e lo Stato hanno speso tante energie, non solo economiche».

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