Alcuni giorni addietro, in una lettera inviata alle autorità, il Movimento nazionale liberi farmacisti (Mnlf) ha esortato il governo a proteggere i farmacisti operanti nelle zone rosse e gialle mediante opportuni dispositivi di protezione individuale. A distanza di alcuni giorni, la sigla di categoria torna nuovamente sulla questione evidenziando la necessità di «maggiore protezione per i farmacisti che lavorano in parafarmacia e farmacia». Ciò, evidenzia il Mnlf, «dopo i primi casi di contagio tra i farmacisti».

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Più nel dettaglio, secondo il Mnlf «le misure sin qui adottate e quelle indicate da vari organismi sono insufficienti a tutelare i colleghi esposti al contatto diretto con il pubblico nelle zone a rischio. La distanza di un metro, l’uso di guanti e disinfettanti sono misure utili, ma non sono all’altezza della sfida che abbiamo davanti, ove a tutt’oggi non vi è piena evidenza scientifica per trarre conclusioni affidabili sull’epidemiologia, livello di contagiosità, né tanto meno sulla valutazione del rischio di diffusione e patogenesi da parte dell’agente virale».

Il Mnlf puntualizza che «il farmacista ha lo stesso rischio di essere contagiato degli altri operatori sanitari e per questo motivo chiediamo che sia incluso dalla Protezione civile e dall’autorità sanitaria tra coloro che debbono essere riforniti dei dispositivi Dpi2 e Dpi3». Giungendo alla conclusione che «è del tutto palese che se un farmacista viene contagiato, quella parafarmacia o farmacia non potrà più svolgere quel servizio perché tutti i collegi dovranno essere posti in quarantena».

Dunque, l’appello del Mnlf: «È per tale motivo che siamo a rinnovare la richiesta di includere questi operatori sanitari tra coloro che debbono essere protetti con urgenza. Se, per motivi comprensibili, questo non sarà possibile, le parafarmacie e le farmacie ubicate nelle zone rosse devono poter svolgere il servizio a battenti chiusi (modalità turno), a protezione dei lavoratori, ma anche del servizio farmaceutico stesso».

È utile osservare che Andrea Mandelli, presidente della Federazione degli ordini dei farmacisti italiani (Fofi), aveva sollecitato il governo ad adottare misure atte a proteggere i farmacisti dal rischio di esposizione di coronavirus. «La Federazione – si legge nella missiva della Fofi – si è nuovamente rivolta a ministero della Salute, al dipartimento della Protezione civile e a tutte le Regioni per ribadire la necessità di adottare subito misure di protezione anche per i farmacisti e di fornire specifiche indicazioni per l’operatività delle farmacie di comunità. Mi riferisco per esempio a misure che semplifichino le procedure di dispensazione dei medicinali e di gestione delle prescrizioni».

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