«Ci chiediamo perché, dopo le parole offensive rivolte ad una categoria che ha pesantemente pagato in termini di vite perse e di generale esposizione ad un alto rischio biologico, Federfarma abbia ritenuto di dover firmare un simile accordo soprattutto considerando che è stato detto che altri esercizi hanno le citate mascherine e, funzionano meglio di noi nella distribuzione. Cosa c’è sotto? Non è il tempo di prese in giro né di propaganda, il Paese ha bisogno di soldati davvero in prima linea e non di prime donne». Sono gli interrogativi che sollevano i farmacisti Pasquale Sechi, Luigi Vito Sauro, Alfredo Orlandi e Roberto Grubissa, firmatari di una missiva riuniti sotto la sigla “Farmacie Rurali d’Italia”.

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«Le mascherine non sono ancora arrivate – si legge in una nota -, cosa sta succedendo? Rapporti poco chiari e troppe promesse a vuoto. Diteci la verità». Ciò «in disaccordo con la linea assunta dal sindacato Federfarma e in netto contrasto con il commissario straordinario di Governo Arcuri, che nelle scorse settimane aveva riservato alla categoria dei farmacisti parole ingrate, il gruppo continua ad alzare la propria voce a difesa della popolazione. Perché alle promesse dei Palazzi romani non sono ancora seguite azioni concrete, perché le famose mascherine da 0,50 centesimi ancora non si sono viste e i farmacisti vogliono dire la verità alla gente».

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