Nell’ottica di rafforzare la lotta all’antibiotico resistenza, la Regione Emilia Romagna traccia un bilancio a seguito di una serie di iniziative volte a ridurre la prescrizione e quindi il consumo degli antibiotici. A tal proposito, si legge in un comunicato, «i consumi calano, soprattutto in età pediatrica. In nessun’altra regione italiana si osserva, infatti, un trend in costante diminuzione come quello dell’Emilia-Romagna, dove dal 2010 al 2017 si è registrata una riduzione delle prescrizioni antibiotiche per i bambini del 35%. E il calo è ancor più consistente (- 37%) nei più piccoli, fino ai 6 anni. Complessivamente nel 2017 sono state 16,8 le dosi medie giornaliere di antibiotico ogni 1.000 abitanti: – 5% rispetto al 2016, – 16% se confrontato al 2010; numeri accompagnati dalla riduzione di questi farmaci anche in ambito ospedaliero (-2,8% dal 2010 al 2017)».

«Un sistema avanzato di monitoraggio costante dei dati, ma anche cittadini sempre più informati grazie a specifiche campagne di comunicazione», alla luce di buone pratiche implementate nelle strutture sanitarie, tra cui «il consumo di prodotti idroalcolici per l’igiene delle mani in ospedale». Iniziative che hanno portato ad un calo della frequenza delle cosiddette ‘batteriemie’ sostenute da enterobatteri resistenti ai carbapenemi, ovvero alla riduzione della proporzione di infezioni nel sangue dovute ad alcuni batteri resistenti agli antibiotici.

Secondo quanto comunicato dalla Regione, tali risultati sono stati resi possibili grazie alle «aziende Usl, medici, strutture ospedaliere e sanitarie impegnate in progetti innovativi ‘di rete’», tuttavia, come già accaduto in altre occasioni, non viene considerato l’apporto dei farmacisti che, impegnati da tempo su questa problematica, contribuiscono al miglioramento delle dinamiche legate all’antibiotico-resistenza.

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