In aggiunta al costante decremento della spesa farmaceutica convenzionata, a dimostrazione della politica di contenimento del consumo di farmaci erogati dal Ssn, le farmacie territoriali potrebbero trovarsi presto a dispensare farmaci sfusi, che metterebbe le stesse di fronte ad un ulteriore cambio di prospettiva. A rivelare questa novità è Luca Li Bassi, direttore generale dell’Aifa, intervistato nel programma “Fuori Tg” andato in onda su Rai 3 mercoledì 10 aprile 2019.

In apertura del servizio, la giornalista intervista vari pazienti a cui viene chiesto se vi è molto spreco di farmaci. Una prima paziente risponde affermativamente. Un’altra passante interpellata alla domanda “quanti farmaci ha a casa”, risponde “pochi”. Altri, invece, rispondono che “non usano farmaci”, se non “strettamente necessari”. Un’altra paziente interpellata, in risposta alla giornalista, cita di prendere solo il paracetamolo «che non nuoce alla salute». Alla domanda: «Se si potessero comprare i farmaci sfusi”, gli intervistati rispondono “sarei pienamente d’accordo» e «facendo confezioni più piccole si ridurrebbero gli sprechi». Viene inoltre sentita anche una farmacista, la quale riconosce che vi è uno «spreco di farmaci» e che c’è un acquisto di farmaci indipendentemente dalla patologica «giusto per tenerli a casa». La scena si sposta in studio ove la giornalista Maria Rosaria De Medici si chiede: «Farmaci, non caramelle. Perché dobbiamo comprarli a pacchi e non sfusi?», citando alcune cifre. In particolare che «ogni anno si sprecano otto miliardi di medicine, pari al 30% del totale».

A fornire una risposta è Luca Li Bassi, direttore generale dell’Agenzia italiana del farmaco, presente in studio: «La notizia è che da qualche settimana abbiamo cominciato a studiare come poter fare dosi unitarie anche in Italia», ovvero, specifica il dirigente, «il poter dispensare ai pazienti il numero di pastiglie che effettivamente servono a quel ciclo di terapia». In sostanza, riprodurre il modello della vendita dei farmaci sfusi, come avviene all’estero. «Altri paesi o lo fanno – spiega Li Bassi – o hanno sperimentato degli studi pilota per poterlo fare. È questo quello che ci siamo messi a studiare, al fine di poterlo fare nella maniera migliore più efficiente, e più efficace». Riguardo i tempi di implementazione, il dirigente evidenzia che «è difficile dirlo perché è un progetto molto interessante, molto importante, perché gli sprechi sono significativi. Però è un progetto che vogliamo fare bene. Vogliamo guardare anche ad un cambiamento culturale, sia del prescrittore, che del farmacista, ma anche dell’utente». Secondo Li Bassi «il pacchetto viene anche culturalmente visto come qualcosa che protegge il farmaco, lo rende più integro, più sicuro». «Dobbiamo farlo entrare nella nostra cultura – spiega – ma anche adattare tutti gli aspetti operativi, organizzativi e della filiera del farmaco».

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