Federsalus, associazione in rappresentanza dei produttori e distributori di prodotti salutistici, interviene sul caso degli integratori alimentari a base di curcuma. Come riferito ai propri lettori da FarmaciaVirtuale.it, sulla base di quanto riportato dal ministero della Salute, su segnalazione dell’Istituto superiore di sanità (Iss), diversi integratori contenenti curcuma potrebbero aver provocato l’insorgenza di epatite colestatica acuta nei pazienti utilizzatori. Il dicastero, alla data del 27 maggio, ha segnalato un totale di 15 casi, presumibilmente associati all’uso di altrettanti prodotti commercializzati da diverse aziende. Sebbene le autorità sanitarie stiano tutt’ora cercando di capire la natura e la causa della problematica, Federsalus «sollecita le Autorità al rapido espletamento di tutte le verifiche necessarie, richiamandole al principio legale di proporzionalità nelle disposizioni delle misure di sicurezza coerentemente alle evidenze oggi disponibili». In aggiunta a ciò, si legge nella nota diramata, «l’associazione ritiene opportuno che il consumatore valuti con il proprio medico, in caso di trattamenti farmacologici concomitanti ed in relazione al proprio stato di salute, l’assunzione di prodotti con curcuma, rispettando le dosi consigliate ed ogni altra indicazione utile alla loro corretta assunzione».

Secondo quanto mette in luce Federsalus, «ad oggi, le Autorità non hanno identificato nessuna possibile causa degli effetti avversi; di contro, questa pianta è di tradizione e sicuro impiego alimentare, prevista ed ammessa dal Decreto Ministeriale 10/08/2018 per essere utilizzata negli integratori alimentari (parte “rhizoma ed aetheroleum”). Anche il suo utilizzo come additivo alimentare (curcumina E 100) è stato giudicato sicuro dall’Autorità europea di sicurezza alimentare (Efsa) e previsto dalla legislazione europea (Reg. 1333/08)». Sulla base di ciò, «FederSalus comunica che le aziende di produzione e commercializzazione di integratori alimentari stanno condividendo con le autorità di competenza tutti i dati utili alla tracciabilità dei prodotti ed alla possibile identificazione del rischio e stanno disponendo di ogni azione utile alla garanzia del consumatore».

Infine, Federsalus rinnova la propria disponibilità alle autorità: «Alla luce delle criticità emerse nell’individuazione di tutti i numeri di lotto dei prodotti correlati ai casi segnalati e della mancata notifica ad alcuni degli operatori coinvolti, comunica nell’interesse della salute e della sicurezza dei consumatori la propria disponibilità a collaborare con le Istituzioni al fine di individuare le procedure utili a definire un sistema di vigilanza efficace». Sempre sul tema degli integratori alimentari, nel luglio del 2018, l’Associazione aveva risposto ad un articolo pubblicato dal quotidiano Libero intitolato “Integratori alimentari, perché alcuni di questi prodotti disintegrano salute e organismo”. All’epoca dei fatti, Federsalus aveva sottolineato che «gli integratori alimentari non sono specialità medicinali, ma alimenti (ai sensi della direttiva 2002/46) destinati ad integrare una dieta normale». Inoltre, l’associazione aveva evidenziato che «medici e farmacisti sono figure di riferimento per il consumo degli integratori alimentari e la farmacia si conferma luogo privilegiato per l’acquisto».

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