Nuovi utilizzi dei farmaci antidiabetici, capaci non solo di controllare la glicemia, ma anche di determinare perdite di peso record nelle persone con obesità. Risultati sino a oggi raggiunti unicamente con la chirurgia bariatrica e destinati a segnare l’inizio di una rivoluzione nella ricerca e nello sviluppo di medicinali contro l’obesità. Si tratta di alcuni dei temi discussi durante il congresso della Società italiana di farmacologia (Sif), svoltosi a Roma dal 16 al 19 novembre 2022. Enzo Nisoli, docente presso l’Università degli Studi di Milano, ha spiegato che «le principali novità nella cura dell’obesità provengono dai farmaci antidiabetici di ultima generazione, caratterizzati da una struttura analoga all’ormone Glp-1 e in grado di avere effetti benefici anche sul controllo della massa grassa, tanto da essere stati approvati dalla Food and drug administration (Fda) e dall’Agenzia europea del farmaco (Ema) come opzione di trattamento per la gestione cronica del peso nei soggetti con obesità». In particolare «nel caso in cui la correzione dello stile di vita – a partire da un’alimentazione sana e una regolare attività fisica – non risulti sufficiente, può essere prescritta una terapia farmacologica nei soggetti con Indice di massa corporea (Imc) superiore a 30 o a 27 in presenza di comorbidità o altri fattori di rischio».

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I farmaci attualmente presenti in commercio

Tra i farmaci presenti in commercio «il più innovativo attualmente disponibile in Italia è liraglutide: si tratta di una molecola simile al Glp-1, in principio utilizzata per il trattamento del diabete di tipo 2 e, in seguito, approvata come farmaco antiobesità nel 2014 dall’Fda e nel 2015 dall’Ema e dall’Aifa». Nisoli ha evidenziato che «negli ultimi anni, a partire dalla liraglutide sono state condotte una serie di sperimentazioni che hanno dato risultati sorprendenti, segnando l’inizio di un nuovo e promettente filone di ricerca in quest’ambito. La principale novità rappresentata dalla liraglutide è data dal fatto che non agisce solo aumentando la secrezione insulinica a livello del pancreas, ma anche a livello centrale dove, legandosi ai recettori specifici del GLP-1, induce segnali di sazietà e di riduzione dell’appetito». In particolare «in Italia, oltre a liraglutide, sono disponibili altri due farmaci antiobesità: orlistat che agisce a livello del tratto gastrointestinale riducendo l’assorbimento dei grassi introdotti con la dieta e l’associazione naltrexone-buproprione, psicofarmaci che agiscono a livello del sistema nervoso centrale riducendo l’appetito e facilitando, di conseguenza, l’adesione a una dieta appropriata».

Prospettive future nel trattamento dell’obesità

Quanto alle prospettive future «attualmente sono numerose le molecole in fase di studio e alcune di queste hanno dimostrato una straordinaria efficacia nel controllo del peso, tanto che in un prossimo futuro saranno commercializzate anche in Italia nel trattamento dell’obesità». Come ha evidenziato Nisoli «nel 2021 l’Fda ha autorizzato un nuovo medicinale per il trattamento dell’obesità. Si chiama semaglutide e, rispetto alla liraglutide, ha il vantaggio di avere un’emivita molto più lunga, consentendo una somministrazione sottocutanea settimanale. Questo medicinale è disponibile anche in Europa e in Italia, ma al momento solo come farmaco antidiabetico. I risultati degli studi clinici controllati ne hanno dimostrato un effetto molto importante nella riduzione del peso corporeo, con perdite di oltre il 15% nella metà dei pazienti trattati e fino al 20% in almeno un terzo di essi».

L’innovatività di diversi principi attivi

Ulteriori prospettive vengono dall’uso di tirzepatide «approvato di recente dall’Fda per il trattamento del diabete di tipo 2, con un’efficacia sorprendentemente elevata nei soggetti con obesità». Il docente ha sottolineato che «si tratta di un farmaco assolutamente innovativo, in grado di combinare in una sola molecola due principi attivi: il GLP-1 e il GIP (polipeptide insulinotropico glucosio-dipendente). Secondo i dati pubblicati lo scorso giugno sul New England Journal of Medicine, il trattamento con tirzepatide ha comportato nei soggetti arruolati nello studio perdite di peso sino al 20-25% in una percentuale di pazienti molto elevata e mai osservata con gli altri farmaci. Sono risultati straordinari, paragonabili a quelli che si osservano con la chirurgia bariatrica. A fronte di questi numeri non possiamo che essere fiduciosi verso il futuro, pur consapevoli che c’è ancora tanta ricerca da fare al fine di comprendere a fondo i meccanismi d’azione che rendono queste molecole così efficaci nel trattamento dell’obesità».

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