«L’On. Andrea Mandelli è il presidente dei farmacisti italiani non delle farmacie italiane, noi chiediamo in maniera educata, ma ferma, che si comporti di conseguenza». Conclude così la lunga missiva diramata dal Movimento nazionale liberi farmacisti (Mnlf), in seguito alla pubblicazione della relazione annuale della Fofi, presentata dal suo presidente, Andrea Mandelli. Il rapporto, che aveva già incassato le critiche della Federazione nazionale parafarmacie italiane (Fnpi), entra dunque nel mirino del Mnlf, che gli attribuisce «molte ombre e poche luci». «Non si può tacere – spiega Vincenzo Devito, presidente – come tutta l’attuale politica federale sia erroneamente appiattita sull’istituto della farmacia. Qui si sta giocando con un’unica “fiches”, quella della farmacia dei servizi, il futuro del farmacista italiano. Sicuri che la “fiches” giocata alla roulette produrrà occupazione, crescita professionale e un nuovo ruolo del farmacista italiano».

«Nel contesto dell’economia italiana e di una crescita vicina allo zero, appare un rischio eccessivo e pericoloso, questo anche alla luce di altri competitors sottovalutati, vedi accordo Regione Lombardia con i medici di medicina generale. Tanto più che gli attuali servizi offerti dalla farmacia italiana maggiori occupati non li hanno affatto creati». Secondo il Mnlf, quindi «il presidente della Fofi deve allargare la propria visione, togliersi gli abiti di titolare di farmacia e ampliare l’orizzonte di sviluppo della professione di farmacista», evidenziando che «non c’è solo la farmacia tra gli sbocchi professionali del farmacista».

A supporto di quanto riferito, il Mnlf accende i riflettori su quanto accaduto negli ultimi anni: «Se si parte da questo assunto allora risulta più facile comprendere come sia stato un errore rinunciare alla battaglia per il farmacista nutrizionista, come continui ad essere un errore cercare di cancellare le parafarmacie, come rappresenti grave pecca ignorare la proposta di obbligare tutte le strutture di cura e ricovero private in cui si dispensa il farmaco ad avere nel proprio organico un farmacista». «Errori gravi», così come li definisce il Mnlf, «come è grave che nella sua relazione il presidente Mandelli non faccia alcun chiaro cenno al fatto che da 6 anni e 103 giorni sia scaduto il contratto dei farmacisti dipendenti di farmacia privata, farlo nel massimo consesso della categoria e non in comunicati stampa “spot” avrebbe avuto tutto un altro peso». Anche sul mondo del lavoro, la posizione del Mnlf è molto critica: «È grave, se non gravissimo, che il presidente nazionale dei farmacisti italiani, che si dovrebbe occupare notte e giorno di come aumentare gli occupati, non abbia di meglio che proporre in buona sostanza limiti all’iscrizione alla facoltà di farmacia».

«È vero – prosegue la nota del Mnlf -, la Fofi non era favorevole all’entrata del capitale privato, ma con altrettanta onestà intellettuale il presidente dei farmacisti italiani dovrebbe indicare chi fiancheggiò e continua a farlo questa discutibile scelta. Oggi sentiamo parole come oligopolio, quando nel 2015 insieme a pochi altri pronunciavamo queste parole avvertivamo attorno a noi solo flebili bisbigli, perché voce ben più tonante era dedicata ad impedire che farmacisti laureati ed abilitati potessero esercitare pienamente la propria professione anche fuori dalle “sacre” mura della farmacia». Inoltre, spiega, «proporre tavoli in cui il titolo, lo svolgimento e la conclusione del tema è già prefissato, non è una cosa da persone serie ed infatti le persone serie hanno disertato quei tavoli». Da qui, l’appello del Mnlf: «È necessario fare uno sforzo, è necessario capire anche le ragioni di chi non è d’accordo con il proprio pensiero e, quando si ricoprono cariche pubbliche, essere pronti anche a subire contestazioni, perché essere presenti, ascoltare con la voglia di farlo è sempre un fatto positivo. Questo l’ex presidente Leopardi lo sapeva bene».

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