Potrebbe rappresentare un modello da mettere in pratica in altre Regioni d’Italia e creare un ulteriore ostacolo alla già lenta evoluzione della farmacia dei servizi. Si tratta dell’Accordo integrativo regionale medici di medicina generale, sottoscritto tra i rappresentanti della Direzione generale welfare della Regione Lombardia e i sindacati Fimmg e Snami, che finalizza 32 milioni di euro previsti dalla Convenzione nazionale per i medici di medicina generale e i pediatri di libera scelta per il raggiungimento di obiettivi strategici del governo clinico. A darne notizia è l’house organ della Regione, che rende noti i dettagli dell’operazione. Tale accordo «che può valere fino a 4700 euro annui per ogni medico», tocca diversi punti. Tra questi, l’incremento della remunerazione da 10 a 15 euro per medico per la stesura del Piano assistenziale individuale (Pai), con la finalità di «effettuare con il paziente un importante ed unico lavoro di raccordo anamnestico e di riconciliazione delle terapie farmacologiche in atto e delle attività di follow up già in corso, ma non integrate e coordinate tra loro». In più, il sostegno di forme associative e personale di studio mediante l’incremento di un finanziamento dedicato. Inoltre, la possibilità di gestire «progetti di governo clinico», per incentivare «l’arruolamento dei pazienti cronici del medico, la partecipazione alla campagna vaccinale e l’aderenza al piano di screening, in coerenza con quanto disposto dall’accordo collettivo nazionale approvato nel corso del 2018».

Un ulteriore punto dell’intesa riguarda la possibilità di effettuare «prestazioni diagnostiche eseguibili in telemedicina in favore dei propri assistiti per i quali è stato redatto e validato il Pai», nonché la facoltà di eseguire direttamente nei confronti dei propri assistiti una serie di prestazioni diagnostiche, anche in telemedicina. Tra queste l’elettrocardiogramma, l’holter pressorio delle 24 ore, la spirometria semplice, diversi tipi di ecografia, esame del fundus oculi. In aggiunta, la possibilità di eseguire diversi esami ematochimici con metodologia Point of care testing (Poct), ovvero colesterolo Hdl, colesterolo totale, creatinina, glucosio, emoglobina glicata, potassio, sodio, trigliceridi, urato, tempo di potrombina (Pt), tempo di trombina (Tt), tempo di tromboplastina parziale (Ptt), e, per concludere, le transaminase alanina aminotransferasi (Alt o Gpt) e gamma glutamil transpeptidasi (Ast o Got). Prestazioni che, è bene ricordarlo, sono già in parte erogate dalle farmacie territoriali, pubbliche e private, seppur senza che esse siano remunerate dal Servizio sanitario nazionale, e che costituiscono l’ossatura su cui si fonda della legge 69/2009 della farmacia dei servizi. Non solo. L’affidamento di tali prestazioni alle farmacie avrebbe dovuto rappresentare una parte integrante del nuovo modello di remunerazione tuttora allo studio nei tavoli tecnici di ministero e sigle della filiera farmaceutica.

L’Accordo integrativo regionale medici di medicina generale, che andrà sottoposto alla Giunta Regionale, è stato accolto con favore da Giulio Gallera, assessore al welfare di Regione Lombardia, secondo cui «si tratta di un evento epocale che garantirà un nuovo impulso all’attuazione della nostra riforma sanitaria, rafforza il medico di medicina generale quale clinica manager e interlocutore privilegiato con il proprio pazienti». Inoltre, evidenzia Gallera, «viene riconosciuto il sostegno per le forme associative e l’assunzione di personale di studio (assistenti, infermieri) con una finalizzazione di spesa fino a 12 milioni. L’intesa va inoltre nella direzione di una reale integrazione e sinergia con le strutture ospedaliere». Con riferimento ai servizi, spiega Gallera, «in applicazione di questo accordo e ai fini di quanto previsto dal Pai il medico di famiglia può disporre, anche con l’utilizzo della telemedicina, prestazioni specialistiche e diagnostiche ben definite che verranno retribuite in base alla propria specializzazione e alle rispettive dotazioni tecnologiche».

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