Si è detto contrario ad una nuova remunerazione basata esclusivamente sul prezzo del farmaco. In seguito ha riacceso i riflettori sui ruoli e sulle auspicate aperture professionali del “negoziante con la laurea”. Venanzio Gizzi, presidente di Assofarm, affronta un tema non di rado discusso nei dibattiti di categoria. In un editoriale affidato all’house organ dell’associazione che presiede, il dirigente riflette sulla deriva commerciale della farmacia e come le farmacie comunali rappresentino, a suo avviso, «l’ultimo baluardo» con l’obiettivo di contrastare questa deviazione.

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«Il nostro settore sembra attraversato da trend più solidi e strutturali, tutt’altro che positivi. Fenomeni che in parte prosperano proprio grazie all’instabilità stessa», spiega Gizzi. «Stiamo parlando della nota deriva commerciale della farmacia italiana. Alcuni vedono nelle lenzuolate Bersani l’inizio di tutto questo, altri individuano l’istituzionalizzazione del fenomeno nell’ultima legge sulla concorrenza». In tal senso, il presidente non fa sconti alle farmacie, attribuendole un ruolo “colposo”: «Di fronte al susseguirsi di norme che via via mercificavano sempre più contenuti e ruoli della farmacia – evidenzia il dirigente -, quest’ultima ha spesso risposto con ambiguità. Critiche si, ma mai del tutto convinte. A parole nessuno credeva nella farmacia-negozio, ma nel silenzio dei propri pensieri è probabile che molti abbiano sempre creduto che quella era la strada più redditizia. Lo scenario delineato da questa storia è stato narrato in immagini e parole nel recente servizio di Report su Rai3. Lavoro giornalistico che avrà probabilmente inesattezze ed errori ma che purtroppo si avvicina ad una possibile realtà futura quando introduce la sua telecamera in drugstore anglosassoni che espongono farmaci a pochi metri da scaffali pieni di sigarette».

«Noi crediamo che la farmacia – evidenzia il presidente di Assofarm -, come un ospedale o un ambulatorio medico, sia un luogo dotato di una sua sacralità sanitaria. I farmaci, al pari di uno strumento medico, altro non sono che mezzi attraverso i quali il farmacista instaura e realizza una relazione curativa col paziente. In questo si misura la superiorità sociale della farmacia italiana, così com’è oggi, rispetto ai drugstore così come li vediamo altrove». E a venire in soccorso secondo il dirigente sarebbero proprio le farmacie comunali, che considera «l’ultimo e più solido baluardo della farmacia intesa come presidio sanitario pubblico». «Ci siamo guadagnati questo ruolo sul campo delle idee e della credibilità politica. Siamo stati i primi, quasi quindici anni fa, a proporre una riforma sostanziale del rapporto con il SSN basata sul valore consulenziale e non più sul fatturato dispensato».

Inoltre, aggiunge, «siamo stati i primi, più recentemente, a sviluppare idee e pratiche di presa in carico del paziente lungo tutta la sua terapia farmacologica. Abbiamo sempre portato avanti queste posizioni in totale coerenza, senza mai strizzare l’occhio a tentazioni commerciali. La verità è che si stanno ricreando le stesse condizioni sociali che più di un secolo fa hanno portato alla nascita delle prime farmacie comunali». Riproponendo ancora una volta un’idea di remunerazione: «Di fronte ad un progressivo arretramento del welfare noi rispondiamo con la Nuova Remunerazione, cioè un sistema che controlla la spesa e migliora le prestazioni sanitarie attraverso la leva relazionale farmacista-paziente. Di fronte all’aumento della povertà di ampie fasce sociali, noi rafforziamo i servizi sociali, resistiamo nelle zone geograficamente deboli, miglioriamo le performance di bilancio a favore degli enti locali. Più insomma vanno svanendo condizioni e conquiste sociali novecentesche, più noi torniamo alle origini della nostra storia».

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