Il farmacista territoriale non è solo nella sfida per la presa in carico del paziente e della relativa gestione delle cronicità. Al proprio fianco infatti, mediante lo sviluppo di percorsi formativi ad-hoc, ma anche di servizi dedicati agli utenti finali, scende il Gruppo Chiesi, impegnato su più fronti su diverse aree terapeutiche. Secondo quanto spiega l’azienda, infatti, «da sempre riconosce il valore del farmacista nella ‘filiera’ della presa in carico del paziente cronico, lavorando al fianco dei professionisti e mettendo loro a disposizione strumenti e formazione per rispondere ai bisogni di salute dei cittadini». È stato questo il tema al centro di un convegno svolto nell’ambito di Cosmofarma.

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«In quest’ottica – spiega l’azienda -, negli ultimi anni dalla collaborazione tra aziende farmaceutiche e farmacie sono nate molteplici iniziative rivolte al cittadino, che offrono servizi di counseling, screening per la diagnosi precoce di patologie croniche altamente invalidanti, come asma e bpco, disturbi gastro-intestinali cronici e dolori muscolo-scheletrici, gestibili con terapie che possono notevolmente migliorare la qualità e l’aspettativa di vita del paziente». A titolo di esempio, «il network ‘Farmacia del respiro’, che identifica la rete di farmacisti con una preparazione specifica in ambito respiratorio, in quanto destinatari di una formazione scientifica in quest’area», ma anche il «Progetto Respira»,  ovvero un «percorso specifico per il farmacista orientato agli strumenti di counselling del paziente per la realizzazione di una auto-spirometria».

«Da diversi anni, Chiesi Italia ha intrapreso con il farmacista un percorso che va oltre le dinamiche puramente commerciali, in linea con il nostro impegno a 360 gradi nei confronti della salute del paziente», evidenzia Gianluigi Pertusi, direttore della business unit consumer healthcare di Chiesi Italia. «Con la “Farmacia del respiro” e il “Progetto Respira” – evidenzia Pertusi – ci siamo posti l’obiettivo di valorizzare il suo ruolo di dispensatore di salute, affiancandolo con attività di formazione volte a sviluppare il suo profilo scientifico a supporto della sua funzione di counselor al servizio del paziente».

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