Un documento congiunto con una proposta di modifica al Piano nazionale di ripresa e resilienza è stato formulato dalla Federazione nazionale parafarmacie italiane (Fnpi), dalla Federazione farmacisti e disabilità onlus (Federfardis), dal Movimento nazionale liberi farmacisti (Mnlf) e dalla Confederazione unitaria libere parafarmacie italiane (Culpi). Queste organizzazioni si sono unite per sottoporre al vaglio dall’Ufficio legislativo del Ministero dello sviluppo economico azioni concrete per rivedere la politica del farmaco, partendo da due capisaldi: incentivare l’uso dei medicinali equivalenti e rilanciare le parafarmacie italiane. «La proposta – spiega a nome di tutte e quattro le organizzazioni Paolo Moltoni, presidente di Federfardis – ha la finalità di potenziare e qualificare una nuova politica del farmaco e dei presidi, incentivando in modo deciso e decisivo l’utilizzo del farmaco equivalente, ampliando l’offerta dei presidi di largo uso territoriale, anche attraverso la maggiore responsabilizzazione diretta delle parafarmacie, attualmente sottoutilizzate rispetto al loro potenziale d’azione sul territorio». Obiettivo dell’iniziativa è l’estensione alle oltre 4700 parafarmacie operanti sul territorio nazionale, di servizi e prestazioni, in particolare la dispensazione di medicinali generici con ricetta medica a pagamento.

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I generici corrono in fascia A ma non decollano in fascia C

Come evidenziano le quattro organizzazioni sopra citate, la tendenza all’uso di farmaci generici in Italia è nettamente differente in base alla fascia di appartenenza: si registra una crescita della quota di mercato dei farmaci generici di fascia A, rimborsati dal Sistema sanitario nazionale (Ssn), a fronte di una share mediamente più bassa per generici di fascia C, a totale carico del paziente. «I medicinali equivalenti rappresentano in volumi quasi il 22% dei farmaci venduti in farmacia, ma l’acquisto dei generici è concentrato in fascia A – dichiara Moltoni – e l’incidenza degli equivalenti tra le medicine che vengono pagate direttamente dai cittadini è bassissima, appena il 2,1%». Ciò va a incidere sulla continuità di cura dei pazienti, poco informati sulla disponibilità dei medicinali equivalenti e spesso costretti a rinunciare ai farmaci perché troppo costosi «In questa direzione va la presente proposta emendativa – precisa Molteni – la quale, in attuazione dell’articolo 32 primo comma e dell’articolo 117 secondo e terzo comma della Costituzione, si prefigge attraverso il potenziamento del sistema informativo e concorrenziale, proprio di aumentare l’accesso alle terapie farmacologiche a totale carico del cittadino e la qualità dei servizi a questi offerti, nonché di favorire l’accesso alla professione di farmacista».

Un nuovo assetto della concorrenza per ridurre la povertà sanitaria

Un nuovo processo pro-concorrenziale nel settore della distribuzione dei farmaci è quanto auspicano l’Fnpi, la Federfardis, l’Mnlf e la Culpi, che vedono in questa evoluzione anche un’opportunità per creare nuova occupazione, nuove aziende, nuovi investimenti e per permettere ai cittadini di risparmiare. «Un sistema duale di distribuzione del farmaco – afferma Moltoni – è in grado di innescare un processo virtuoso di concorrenza che faciliti l’uso dei farmaci generici a minor costo per i cittadini e, di conseguenza, contribuisca a diminuire quel recente fenomeno che si chiama povertà sanitaria, al fine di favorire non solo un miglioramento quantitativo dell’offerta, ma anche un suo miglioramento qualitativo».

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