Conasfa, Associazione nazionale professionale farmacisti non titolari, chiede all’Enpaf la rimozione della finestra di disoccupazione relativa al numero di anni oltre i quali non è più consentito richiedere una contribuzione ridotta o di solidarietà per gli iscritti che si trovano in stato di disoccupazione temporanea ed involontaria. Come si ricorderà, l’Ente di previdenza dei farmacisti, con una modifica del regolamento avvenuta nel corso del 2016, estese il limite da 5 a 7 anni. Nei giorni appena successivi alla sua approvazione, l’estensione trovò il favore di Luisanna Pellecchia, vice-presidente dell’Ordine dei farmacisti di Salerno, sebbene la dirigente evidenziò che la stessa non avrebbe risolto i problemi.

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Ebbene, Conasfa puntualizza che «per questa problematica, molti colleghi per scarsa conoscenza/informazione e per calcoli e procedure articolate, sono stati costretti a cancellarsi dall’Ordine di appartenenza, per non incorrere in un aumento di oneri contributivi difficilmente sostenibili e in “contrasto” con le loro attuali possibilità economiche». Ciò con la risultante di «una discriminazione e una perdita di professionisti sul campo».  Per questo motivo, la sigla chiede «a tutte le organizzazioni di categoria, ai presidenti di ordine presenti nell’assemblea nazionale e al consiglio nazionale Enpaf, di promuovere un’azione comune su questo fronte per raggiungere un risultato “minimo”». Solo così, conclude Conasfa, «ogni professionista potrà mantenere a prescindere la quota “contributiva d’ingresso all’atto della prima iscrizione all’Albo” (riduzione nelle varie percentuali o solidarietà)».

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