Si è tenuta il 1 luglio 2019, presso il ministero della Salute, la riunione di insediamento del Tavolo di lavoro tecnico di supporto per la revisione e aggiornamento della Farmacopea Ufficiale. A partecipare, tra gli altri, è stato il presidente dell’Asfi, Maurizio Cini.

«Nel corso di questo primo incontro – spiega il dirigente a FarmaciaVirtuale.it – abbiamo avviato la programmazione. È stata una riunione costruttiva e importante. Ho chiesto che la nostra associazione Asfi potesse entrare in 4 sottogruppi su 6. Ora verranno organizzate delle riunioni, non presso il ministero ma presso una sede che verrà concordata con gli altri membri dei sottogruppi. Quindi il lavoro verrà portato all’attenzione della seduta plenaria, immagino nel corso del prossimo autunno. Poi condivideremo con il ministero il lavoro svolto». Cini spiega quindi quali sono a suo avviso i principali punti che occorre modificare nella Farmacopea Ufficiale: «Ci sono alcune cose molto importanti da cambiare e altre che sono necessarie ma meno impellenti, ad esempio correggere alcuni errori presenti nelle tabelle. Tra le cose fondamentali c’è la rivisitazione delle regole di buona preparazione dei medicinali in farmacia. Esse risalgono infatti al 2002: sono passati 17 anni e la galenica nel frattempo è fortemente evoluta. Esistono poi esigenze dovute anche a discipline antiche, che hanno più di 80 anni, e alle quali non è in questo momento possibile distaccarsi. Ma pur dovendosi muovere entro tali limiti, un po’ di margine di manovra a mio avviso c’è».

In termini concreti, «ad esempio occorre modificare la metodica standard per la determinazione della data di scadenza delle preparazioni galeniche. In questo senso dovremmo adeguarci ad altri Paesi europei, come la Germania. Inoltre, seguendo da vicino questioni di sanzioni erogate a carico di farmacie, so che i Nas a volte contestano le preparazioni effettuate in assenza di ricetta. Si tratta di un problema determinato dal fatto che le apparecchiature in uso hanno dei volumi standard, ad esempio le incapsulatrici hanno dei minimi per funzionare. Per cui il farmacista magari deve preparare 50 capsule, da ricetta, ma ne fa invece 100 come richiesto dalla macchina. Ciò in previsione di ricevere una nuova ricetta in futuro, e anche prendendosi un rischio perché se poi se passa del tempo e la preparazione scade, dovrà distruggerla».

Infine, ancora a titolo di esempio, Cini cita «la possibilità, come accade in altri Paesi, di far sì che le farmacie dotate di determinati requisiti possano allestire preparazioni anche per conto di altre farmacie, che hanno ricevuto una ricetta ma non possono effettuare la preparazione».

© Riproduzione riservata