Contrariamente a quanto si possa pensare sull’evoluzione della vendita dei farmaci online, alla luce anche delle spinte provenienti da oltreoceano, sta facendo discutere in questi giorni la proposta delle attività regolartorie in India, intenzionate ad avviare la riduzione o cancellazione della possibilità di vendere farmaci online. Secondo quanto riportato da un articolo pubblicato su Reuters, infatti, l’attività regolatoria indiana «ha chiesto a tutti gli stati di applicare una direttiva giudiziaria che vieta le vendite di medicinali online, sollevando preoccupazioni del settore che potrebbero interrompere alcune attività online». Nello specifico, «l’India – si legge sul giornale – deve ancora mettere a punto i regolamenti per la vendita online di farmaci, ma la crescita di numerosi venditori online come Medlife, Netmeds, PharmEasy sostenuta da Temasek e 1mg sostenuto da Sequoia Capital, ha minacciato le tradizionali attività dei negozi di farmaci».

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Nel dettaglio, «l’Alta corte di Delhi, nel dicembre dello scorso anno, ha dichiarato che il governo deve garantire che le vendite online siano vietate per il momento, poiché ha ascoltato una petizione di un medico che ha affermato che le vendite online non regolamentate potrebbero portare all’abuso di medicinali». La misura richiesta ha provocato l’immediata reazione degli stessi venditori online, i quali hanno evidenziato che tale cambiamento potrebbe portare ad un rischio economico per le loro attività. D’altro canto, i venditori tradizionali off-line, avevano più volte denunciato l’attività speculatoria e concorrenziale subita dal commercio online. «I forti sconti online – si legge nell’articolo pubblicato – hanno colpito anche le aziende offline, che secondo le stime del settore hanno registrato vendite al dettaglio di $ 18,4 miliardi nel 2018-19. La crescita delle vendite è stata in media solo dell’8,2% all’anno dal 2015-2016, quando le vendite sono cresciute del 12,3%».

Proprio sull’abuso di medicinali, è utile ricordare che lo corso dicembre un’inchiesta di Altroconsumo, associazione di consumatori, aveva pubblicato i risultati di un’inchiesta finalizzata a dimostrare che in Italia non esistono controlli sui quantitativi massimi di farmaci acquistabili, sia online che offline. «Nessun filtro automatico – aveva segnalato Altroconsumo – ha bloccato l’ordine, nessun farmacista ci ha contattato (via email o al telefono: i recapiti devono essere indicati nell’ordine) per chiederci i motivi di un acquisto così ragguardevole di lassativi: 300 compresse, con le quali si può andare avanti due mesi e mezzo (alla dose massima consigliata di quattro confetti al giorno). Per inciso: sul foglietto illustrativo si raccomanda di non superare una settimana di trattamento».

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