Dopo le polemiche circolate nei giorni scorsi, che hanno visto un rimpallo tra governo e organizzazioni del settore in merito a responsabilità legate all’esaurimento delle mascherine, le associazioni in rappresentanza dei distributori intermedi in Italia rinnovano la propria disponibilità al servizio delle farmacie per la distribuzione di mascherine di Stato. «Le aziende distributrici di farmaci aderenti all’Adf e a Federfarma Servizi – si legge in una nota – sono state e continuano ad essere disponibili a trovare soluzioni concrete e realistiche per la distribuzione di mascherine chirurgiche alle 19.000 farmacie italiane».

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Più nel dettaglio, «trattandosi di aziende investite di un servizio pubblico essenziale – rilevano i distributori -, che in questi oltre 70 giorni di emergenza sanitaria hanno svolto ininterrottamente nonostante le molteplici difficoltà da affrontare quotidianamente, i farma-distributori hanno collaborato ancora una volta con parte pubblica nel sottoscrivere l’accordo proposto dal Commissario straordinario Arcuri».

Nonostante le accorate parole di Adf e Federfarma Servizi, Domenico Arcuri, commissario all’emergenza coronavirus, nella serata dell’11 maggio rincara la dose contro i distributori intermedi: «Non è il commissario che deve rifornire i farmacisti. Il commissario – si legge in una nota apparsa su corriere.it – rifornisce regolarmente regioni, sanità, servizi pubblici essenziali. E dal 4 Maggio anche i trasporti pubblici locali e le RSA, pubbliche e private. A titolo ovviamente gratuito. Le farmacie non hanno le mascherine purché le loro due società di distribuzione hanno dichiarato il falso non avendo nei magazzini i 12 milioni di mascherine che sostenevano di avere. Il prezzo massimo è stato fissato nell’esclusivo interesse dei cittadini, anche per evitare che chi oggi afferma di non avere mascherine e di aver bisogno delle forniture del Commissario, fino a qualche settimana le aveva e le faceva pagare ben di più ai cittadini».

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