Mercoledì 6 febbraio 2019 la Camera ha votato la questione di fiducia posta dal Governo sull’approvazione, senza emendamenti ed articoli aggiuntivi, dell’articolo unico del disegno di legge di conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 14 dicembre 2018, n. 135, recante disposizioni urgenti in materia di sostegno e semplificazione per le imprese e per la pubblica amministrazione, nel testo delle Commissioni, identico a quello approvato dal Senato, ciò con 310 voti a favore e 245 contro.

I lavori proseguono con la trattazione degli ordini del giorno, tra cui anche due relativi al mondo delle farmacie. Il primo, di Michela Rostan, del gruppo parlamentare Liberi e uguali, riferito alla possibilità di commercializzare i farmaci di fascia C, con obbligo di ricetta, a carico del cittadino, anche negli esercizi di vicinato. In particolare la deputata «impegna il Governo ad assumere iniziative per semplificare l’accesso al farmaco e stimolare lo sviluppo del settore consentendo agli esercizi commerciali di cui l’articolo 5, comma 1, del decreto-legge 4 luglio 2006, n. 223, convertito, con modificazioni, dalla legge 4 agosto 2006, n. 248, di vendere, a totale carico del cittadino e dietro presentazione di ricetta medica ove prevista, tutti i medicinali di cui all’articolo 8, comma 10, della legge 24 dicembre 1993, n. 537, e successive modificazioni, con esclusione dei farmaci utilizzati unicamente in ambiente».

Il secondo, di Giorgio Trizzino, del gruppo parlamentare Movimento 5 stelle, relativo alla possibilità di veder ridotta la compagine societaria nelle società di capitali, nel controllo delle farmacie. In particolare, Trizzino «impegna il Governo a valutare l’opportunità di intraprendere idonee iniziative di carattere normativo volte a tutelare le farmacie quali presidi di salute pubblica, assicurando che nelle società di capitali, i soci, rappresentanti almeno il 51 per cento del capitale sociale e dei diritti di voto, siano farmacisti iscritti all’albo o società interamente detenute da farmacisti iscritti all’albo», oltre che «le società di capitali potranno controllare, direttamente o indirettamente, non più del 10 per cento delle farmacie esistenti nel territorio della medesima regione».

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