La necessità di fronteggiare il coronavirus ha portato ad un significativo slancio di solidarietà, che ha visto protagonista il titolare di una farmacia di Prato, città caratterizzata da una presenza particolarmente forte di cittadini cinesi. È proprio nel capoluogo toscano, infatti, che si concentra infatti la seconda comunità più nutrita d’Italia, dopo quella di Milano. Per questo, il farmacista ha deciso di donare 10.000 mascherine protettive, utili per limitare i rischi di contagio.

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La notizia è stata diffusa dal quotidiano La Repubblica, che sottolinea: in città «la paura del coronavirus sta avendo conseguenze immediate sul territorio. Dall’annullamento dei festeggiamenti del capodanno cinese, al calo di vendite negli esercizi commerciali, fino all’esaurimento delle mascherine chirurgiche che vengono usate contro lo smog e le contaminazioni in generale». Di qui la volontà di Gennaro Brandi, titolare della farmacia Etrusca di Prato, di fare la propria parte per aiutare la comunità cinese. Il suo negozio è infatti presente proprio nelle vie abitate da quest’ultima.

«Già in precedenza la comunità cinese faceva uso di mascherine di frequente, poiché sono più attenti di noi all’inquinamento atmosferico – spiega Gennaro Brandi, titolare della farmacia Etrusca di Prato -. Ora però le comprano per spedirle nel loro Paese di origine, per darle a parenti e amici che si trovano in difficoltà. Noi ci siamo sentiti in dovere di fare questo gesto di solidarietà proprio perché abbiamo con loro un grande rapporto di amicizia e una storia importante di integrazione. La decisione l’abbiamo presa insieme, e come riferimento, a tale scopo, abbiamo preso il tempio buddista perché è lì che tutte le varie associazioni cinesi presenti a Prato convergono. D’altra parte, il peso dell’emergenza è palpabile: «Il blocco dei collegamenti internazionali – aggiunge il farmacista – sta avendo conseguenze dirette. Una nostra dipendente è partita in vacanza per festeggiare il capodanno cinese e non può tornare perché i voli sono stati soppressi. Si ritrova chiusa nella casa dei genitori. E anche qui a Prato i negozi sono semi-vuoti».

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