«Ecco spuntare come una colomba dal cappello del prestigiatore di turno la bozza della nuova convenzione. Il problema è che la colomba non è una colomba, ma un avvoltoio, ed il prestigiatore è un ente dello Stato delegato e deputato alla sigla del documento in questione che può tranquillamente evitare, se glielo si permette, di condividere con gli attori del momento, gli elementi dell’accordo». Apre così la lettera della sigla Farmacia Indipendente, firmata da Alfredo Orlandi e Alfonso Misasi e diretta a Marco Cossolo, presidente di Federfarma. Questa volta l’argomento è la nuova convenzione. «Ma davvero questa bozza è uscita così all’improvviso, lasciando tutti (consiglio di presidenza di Federfarma compreso) a bocca aperta?», si chiedono Orlandi e Misasi. «Eppure – prosegue la nota -, in assemblea, il dubbio di come un ipotetico spostamento di specialità farmaceutiche extra Pht in Dpc, se non in distribuzione diretta, avrebbe potuto alterare fortemente la “partorenda” remunerazione è emerso in più interventi: sarebbe bastato che si raccontasse come stavano andando le cose sul tavolo della convenzione per ottenere un deliberato più “stringente” e “sindacalmente” più attento».

La sigla passa poi all’attacco di altri elementi: «È mai possibile che, completamente presi dal fare i para commercialisti, o i para amministratori delegati, nessuno si sia accorto che mancano completamente le basilari tutele sindacali? Siamo sicuri che tenere fuori dalla cabina di regia di Federfarma la maggioranza delle rappresentanze regionali (11 su 21), come votato in assemblea da molti degli stessi “esclusi”, non sia la vera causa di questa inconsistenza? Davvero non si sente il bisogno di un maggiore coinvolgimento?». Dunque, una stoccata alla Farmacia dei servizi: «Vogliamo parlare degli impossibili requisiti proposti per la Farmacia dei servizi: le Farmacie rurali, il fiore all’occhiello della categoria, quelle dei centri nei quali maggiormente si avrebbe bisogno di servizi, sarebbero completamente impossibilitate dal poterli attuare».

Ed infine, una critica alle varie iniziative in essere nella categoria: «È mai possibile che le nostre forze debbano essere concentrate solo sul “DiaDay”, sui simposi dei social o su progetti di pharmaceutical care che vedono interessate solo una minima parte della categoria? Dobbiamo necessariamente attendere l’irreparabile per avere una reazione sindacale degna di questo nome? Ma se così fosse (facendo i debiti scongiuri) non ci sentiremmo di addebitare colpe solo ed esclusivamente ai membri del Consiglio di presidenza». Lo scorso novembre gli stessi Misasi ed Orlandi avevano inviato una precedente missiva attaccando nuovamente Federfarma: «Siamo sicuri che Federfarma stia tutelando la farmacia?».

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