carenza-di-mediciUn gruppo di deputati ha depositato un’interrogazione scritta ai ministri della Salute e dell’Istruzione, Università e Ricerca, in merito al rischio di mancanza di medici nel corso dei prossimi anni, «per effetto dei pensionamenti o di passaggi al privato: i primi a rischio di estinzione, a breve, sono gli anestesisti, seguiti dai chirurghi, igienisti, ginecologi e psichiatri», spiegano nel testo. I parlamentari ricordano però anche che «se da un lato mancano i medici, dall’altro sono oltre 15.000 i laureati in medicina ad oggi inoccupati. Attualmente abbiamo ancora più medici degli altri Paesi dell’Unione europea, con sistemi sanitari simili, ma da qui al 2023 tra uscite dal lavoro e numero contingentato di nuovi specialisti mancheranno 11.800 dottori, anche se si andasse ad un totale sblocco del turn over. Questo anche a causa del fatto che il 35 per cento lascia il lavoro prima dei limiti di età, perché si pre-pensiona o per andare nel privato». Nel documento si sottolinea anche che in Italia lavorano i medici con un’età media particolarmente alta: «Nel 51,5 per cento dei casi hanno superato i 55 anni di età, contro il 10 per cento del Regno Unito e il 20 per cento di Olanda e Spagna. Da qui al 2025, complessivamente 40.253 medici compiranno i 65 anni, mediamente buoni per il pensionamento, ma le cessazioni saranno molte di più: 54.380». Ciò, come affermato da Antonio Saitta, coordinatore della commissione Salute della Conferenza delle Regioni, porrà il Sistema sanitario nazionale seriamente a rischio.
I 15.000 laureati inoccupati, inoltre, «secondo la Federazione nazionale degli ordini dei medici (Fnomceo), a seguito del numero chiuso, non sono riusciti ad ottenere né l’accesso ad una borsa per la specializzazione, né al corso di medicina di famiglia. Non possono dunque entrare a pieno titolo nel Servizio sanitario nazionale e lavorare, ma solo attendere. Vanno poi considerate le migliaia di laureati che hanno fatto ricorso al Tar per il mancato accesso alle borse: a seguito di ciò è del tutto verosimile che un gran numero di laureati chiederà di accedere alle specializzazioni». Di qui la richiesta al governo di sapere «quali iniziative intenda assumere per trovare la soluzione più idonea al problema esposto».

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