«L’utile, al netto della PPA e delle plusvalenze immobiliari, è sestuplicato rispetto a quello del 2020 ed è superiore del 10% rispetto a quello del 2019». È in sintesi quanto evidenziato da Banca Ifis, la quale ha reso noti i dati finanziari relativi al 2021. «Il risultato è conseguito nonostante gli interventi prudenziali nell’ambito della pandemia da Covid- 19 su rischio di concentrazione, vintage e portafoglio Npl acquisiti, e il sostenimento dei costi connessi al trasferimento e conseguente deconsolidamento regolamentare della sede legale della controllante La Scogliera. Nel 2021 raggiunto il record storico in termini di ricavi (602,5 milioni di euro), di recuperi di cassa dei portafogli Npl acquistati (345 milioni di euro) e di acquisti di portafogli Npl (3,7 miliardi di euro)». A cui aggiunge che «per l’esercizio 2021, il Consiglio di Amministrazione propone all’Assemblea degli azionisti la distribuzione di un dividendo di 0,95 euro per azione, pari al doppio della cedola dell’esercizio 2020. Il pagamento è previsto nel mese di maggio 2022».

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Risultati preliminari di esercizio

Quanto ai dati riclassificati nel periodo 1 gennaio 2021-31 dicembre 2021, Banca Ifis ha evidenziato che «il Margine di intermediazione è in crescita del 28,8% a 602,5 milioni di euro (467,8 milioni di euro al 31.12.2020) e beneficia delle migliori performance del Settore Npl pari a 257,6 milioni di euro (+94,6 milioni di euro rispetto al 31.12.2020) e dei maggiori ricavi del Settore Commercial & Corporate Banking pari a 283,2 milioni di euro (+60,5 milioni di euro rispetto al 31.12.2020)». I costi operativi «ammontano a 375,5 milioni di euro (+21,9% rispetto ai 308,0 milioni di euro al 31.12.2020), per maggiori costi variabili legati all’attività legale e al recupero Npl, per l’inclusione a perimetro di Farbanca ed ex Aigis Banca, per le progettualità ICT, per maggiori costi di remunerazione variabile del personale dipendente, nonché per quelli una tantum connessi al trasferimento della sede legale della controllante La Scogliera».

Utile e CET

Quanto all’utile netto della capogruppo è «a 100,6 milioni di euro cresce a doppia cifra (+46,2%) rispetto ai 68,8 milioni di euro del 2020. Escludendo la PPA e la plusvalenza di 24,2 milioni di euro di cui beneficiava il 2020 per la cessione dell’immobile di Corso Venezia a Milano, il risultato è sestuplicato rispetto al 2020 e superiore del 10% a quello del 2019». Inoltre il «costo del credito pari a 77,2 milioni di euro (in diminuzione rispetto a 91,4 milioni di euro del 2020) che include accantonamenti addizionali per ulteriori 18 milioni di euro nel portafoglio Npl per gli effetti di lungo termine legati al Covid-19, per 12,5 milioni di euro a fronte del rischio di concentrazione e per 12,0 milioni di euro a fronte di posizioni del portafoglio commerciale con vintage elevata». Infine «il CET al 15,44% è tra i migliori del mercato e dà stabilità alla distribuzione di dividendi. Solida posizione di liquidità: circa 960 milioni di euro al 31 dicembre 2021 di riserve e attivi liberi finanziabili in BCE (LCR superiore a 900%)».

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