aziende-farmaceuticheIl mercato farmaceutico mondiale raggiungerà un valore vicino ai 1.200 miliardi entro il 2016 e mantiene tassi di crescita interessanti (5,1%) benché la previsione sia di un rallentamento nei prossimi due anni.

L’evoluzione sarà più positiva nel biennio 2015-16 e verrà caratterizzata dal ruolo dei Paesi emergenti, con tutti i Bric fra i primi dieci mercati e la Cina al secondo posto dopo gli Stati Uniti. L’accesso alla cura in questi Paesi di più ampi strati della popolazione con redditi medio-bassi e la ricerca della sostenibilità per la spesa farmaceutica nei mercati maturi supporteranno lo sviluppo dei farmaci generici che rappresentano la principale leva di crescita nei Pharmerging. I farmaci R&D avranno un ruolo quasi esclusivamente nelle aree specialistiche (oncologia, sclerosi, autoimmuni, anti-Hiv…) con poche eccezioni sulle classi terapeutiche più innovative (antidiabetici e vaccini) della primary care. Il contributo alla crescita dei Paesi europei maturi sarà in pratica nullo quale conseguenza inevitabile dei programmi di austerità e contenimento dei costi in risposta alla crisi economica: dall’intensificarsi delle iniziative per incrementare l’uso dei generici e limitare la rimborsabilità al diffondersi di politiche di “value-based pricing”, alle crescenti restrizioni anche sulla spesa ospedaliera.

Per le aziende R&D la crescita, confinata ad aree specialistiche con modelli di accesso articolati e canali distributivi diversi, sarà legata a maggiore complessità e profondi cambiamenti nei processi di commercializzazione e strategia di prodotto. La maggior parte dei futuri blockbuster sarà, infatti, destinata a indicazioni ristrette e piccole popolazioni di pazienti (a esempio sofferenti per patologie orfane o definite da biomarker) ma anche in settore primary care i processi di Hta e le pressioni dei payer limiteranno i pazienti eleggibili o restringeranno l’utilizzo a seconda della linea di terapia ai pazienti non responder ai farmaci già disponibili in commercio. Per mantenere la posizione sul mercato quindi tutti i player dovranno confrontarsi con un numero maggiore di lanci su potenziali di pazienti numericamente più contenuti rispetto al passato e attentamente regolati all’accesso. L’impatto sul mercato italiano. Il mercato dei farmaci etici si è chiuso nel 2012 a 18,2 miliardi di euro (ex-Mnf) con una leggera variazione negativa di fatturati: -0,83%. L’effetto negativo è stato generato soprattutto dalla contrazione dei prezzi sul canale farmacia dovuto alle scadenze brevettuali dell’ultimo periodo. Il prezzo medio dei prodotti rimborsati è sceso del 7,6% rispetto al 2011. Il canale farmacia ha espresso una flessione a valori mai così marcata negli ultimi dieci anni: -5,3%, mentre il mondo ospedaliero evidenzia ancora crescite interessanti benché ormai a singola cifra (+4,5).

La distribuzione per nome e per conto (Dpc) supera il miliardo di euro con una crescita del 9,2 per cento. Le prime dieci aziende del mercato italiano hanno visto diminuire significativamente il loro contributo cumulato negli ultimi dieci anni passando dal 51,1% del 2003 al 47,2% del 2012. Tutte le “big pharma”, sul mercato italiano come su quello globale, hanno risposto alle difficoltà crescenti con un’accelerazione nella diversificazione del business andando a coprire aree che spaziano fra generico, vaccini, Otc e diagnostico.

Questi ambiti, apparentemente lontani fra loro, hanno un protagonista in comune cui gli altri stakeholder sempre più spesso si rivolgono per garantire l’equilibrio e la sostenibilità del sistema salute: il paziente. I pazienti, anche grazie alle nuove tecnologie di comunicazione, assumeranno un ruolo chiave nel nuovo contesto. Saranno sempre più coinvolti in processi di prevenzione e miglioramento della compliance (specialties), sensibilizzazione su temi di medicina sostenibile (generici) ed educazione al corretto utilizzo e valorizzazione del “life style” (Otc, nutraceutici).

Sergio Liberatore General Manager – Ims Health

Il Sole 24 Ore Sanita’

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