Dal primo gennaio 2023 il saggio di interesse legale è passato dall’1,25 al 5%. Il repentino innalzamento del saggio legale si aggiunge a un’analoga dinamica subita dalle condizioni applicate alla filiera del farmaco da banche e altri operatori finanziari. Marcello Tarabusi e Giovanni Trombetta dello Studio Guandalini evidenziano i risvolti di questo rialzo per l’azienda-farmacia. «Le ragioni alla base dell’incremento repentino dei tassi di interesse – evidenzia Tarabusi a FarmaciaVirtuale.it – hanno origini lontane. Veniamo da un periodo molto lungo nel quale il mondo non ha conosciuto inflazione e in cui la politica di tutte le banche centrali, in particolare quella statunitense e quella europea, puntava a mitigare i tassi di interesse proprio per mantenere l’inflazione bassa. Ora le banche centrali hanno abbandonato questa politica di contenimento dell’inflazione e l’innalzamento dei tassi ne è una conseguenza».

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L’impatto dei tassi sulla farmacia

Come qualsiasi altra azienda, anche la farmacia subisce le conseguenze dell’aumento dei tassi di interesse. «Per valutare l’impatto che potranno avere i rialzi degli interessi passivi sulle farmacie, occorre rivedere il conto economico dell’attività – afferma Trombetta –. Questo dovrebbe suddividere gli interessi passivi in interessi di finanziamento, interessi di funzionamento e interessi per il debito commerciale. Quando si acquista merce con pagamento dilazionato nel tempo qualcuno sostiene il costo della dilazione. Se si tratta di un valore minimo, in genere il distributore intermedio è in grado di assorbirlo nel proprio margine commerciale. Ma in periodi come quello attuale, in cui i tassi si alzano e aumentano i costi distributivi, è evidente che il fornitore non riesce più a procedere come prima e deve cambiare le condizioni finora applicate». Per quanto riguarda invece il debito relativo a investimenti sostenuti, lo scenario cambia in base alle tempistiche dell’investimento, se di medio o lungo periodo.

Fondamentale accorciare la dilazione

Allo stato attuale delle cose, la farmacia deve ripristinare un buon controllo di gestione e intervenire su vari fronti per non subire l’impatto negativo del rialzo dei tassi. Secondo Tarabusi, è prioritario rivedere la dilazione di pagamento. «La farmacia – sostiene l’esperto – deve chiedersi se la dilazione serve davvero o è diventata una cattiva abitudine. Deve capire se è possibile accorciarla e verificare se si può gestire con i flussi di cassa. Se invece la farmacia è in serie difficoltà, bisogna valutare strumenti come la composizione negoziata della crisi prima che diventi insolvente». Trombetta sottolinea inoltre che la farmacia ha già saputo affrontare momenti come questi, come avvenuto tra il 2012 e il 2013: «Allora il farmacista, allettato dal grossista, che aveva bisogno di guadagnare quote di mercato, ha abusato delle dilazioni di pagamento. In realtà non era un debito strutturale ma funzionale al mantenimento di uno standard qualitativo della propria vita al di sopra delle capacità economiche della farmacia. Si è così verificata una crisi e qualche farmacia è fallita. Ora è fondamentale recuperare un perfetto controllo di gestione della propria azienda e capire se nel flusso di cassa si trovano i margini per accorciare le dilazioni di pagamento o rimodulare il debito complessivo della farmacia in base alla capacità di rientro». Tarabusi ricorda inoltre che a luglio 2022 è entrato in vigore il Codice della crisi d’impresa che disciplina interamente le situazioni di crisi aziendale presentando quadri di ristrutturazione preventiva prima che l’impresa diventi insolvente.

Intervista integrale

È disponibile la video-intervista completa aprendo questo collegamento

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