laureati in farmaciaQuali sono gli adempimenti Enpaf obbligatori per i neo laureati? A rispondere è il Sinasfa, che ricorda: «Quando il neo-laureato si iscrive all’Ordine dei Farmacisti, questo invia comunicazione all’Enpaf, per cui si è iscritti sia all’Ordine che al nostro Ente previdenziale ed assistenziale di categoria». A quel punto, il neo-laureato ha «l’obbligo di comunicare all’Enpaf la sua posizione lavorativa (entro il 30 settembre dell’anno successivo a quello di iscrizione all’Ordine)». Invece, «il collega neo-laureato disoccupato, deve inviare all’Enpaf un “Certificato di iscrizione al centro per l’impiego”: questa iscrizione conviene farla contestualmente a quella all’Ordine, a meno che non si abbia già una prospettiva lavorativa certa ed immediata che non richieda l’obbligo di iscrizione al centro per l’impiego. Il collega neo-laureato che lavora deve invece inviare all’Enpaf il contratto firmato e timbrato dal datore di lavoro: questo vale per chi ad esempio è stato assunto in farmacia o in parafarmacia come dipendente con il nostro CCNL». Inoltre, il Sinasfa sottolinea che «i colleghi che esercitano attività professionale e versano già i contributi obbligatoriamente ad un altro ente previdenziale, ad esempio Inps, possono scegliere di versare un contributo annuale ridotto del 33,33%, o del 50%, o dell’85% (rispettivamente 2.990,00 / 2.253,00 / 706,00 quote 2017). Queste quote danno diritto sia alla previdenza (pensione proporzionale a quanto versato) che all’assistenza. Oppure si può versare il 3%, ossia la quota di solidarietà, che dà diritto all’assistenza ma non alla previdenza. Se si è disoccupati e si opta per la quota di solidarietà, si può ottenere un’ulteriore riduzione». Per farlo occorre scaricare dal sito Enpaf il modulo LD-1 e il modulo LD-2, compilarli ed inviarli via PEC o con raccomandata A/R all’Enpaf. Qualora non si invii invece alcuna comunicazione all’ente previdenziale, quest’ultimo applicherà la quota intera e il farmacista neo-laureato si vedrà recapitare un bollettino di pagamento di parecchie migliaia di euro. Secondo il Sinasfa «nessun collega commetterebbe un errore del genere, se solo fosse a conoscenza di questi semplici adempimenti. Per evitare che questi casi continuino a verificarsi, bisogna ottimizzare la qualità dell’informazione a partire dalle università e dagli Ordini». Di qui la proposta: «Gli Ordini potrebbero inviare ogni anno un file dei nuovi iscritti all’Enapf e chiedere di verificare, mediante confronto con strumenti informatici, se ci sono colleghi che ancora non hanno fatto alcun tipo di comunicazione e quindi risultano “a rischio”». Basterebbe a quel punto contattare i colleghi ed informarli sugli adempimenti obbligatori.

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