Andrea Mandelli, presidente della Fofi, ha commentato alcune vicende di cronaca riguardanti il Regno Unito, fornendo la propria opinione in merito alla cessione online di farmaci.

andrea mandelliI canali telematici non devono rappresentare una rete alternativa a quella dell’assistenza. L’uso di Internet può senz’altro agevolare il paziente nell’accesso alle prestazioni sanitarie, ma occorre fare in modo che si riproducano le stesse condizioni di sicurezza garantite dal contatto diretto con il medico o il farmacista. A sostenerlo è la Federazione degli Ordini dei Farmacisti Italiani, che attraverso il proprio presidente Andrea Mandelli ha ricordato come sia «soprattutto necessario che si proceda a un’integrazione delle informazioni sull’uso del farmaco nella storia clinica del paziente, come previsto dallo schema del Fascicolo sanitario elettronico». Il parlamentare ha così commentato quanto emerso in Inghilterra a proposito dell’attività di alcune farmacie-cliniche virtuali: l’ultimo numero del British Medical Journal ha riportato infatti la notizia dell’intervento dell’ente regolatore inglese, la Care Quality Commission, su quattro farmacie online che avevano dispensato farmaci soggetti a prescrizione (cosa che è possibile fare in Gran Bretagna anche attraverso prescrizioni ottenute al termine di visite telematiche), senza accertarsi dell’identità del richiedente ma procedendo solo a verifiche della durata di pochi secondi. E senza neppure comunicare eventuali irregolarità nella prescrizione, che tra l’altro riguardavano nel caso britannico farmaci particolarmente delicati come antiasmatici e analgesici oppioidi: «È evidente – ha aggiunto Mandelli – che l’esistenza dell’e-commerce non possa essere ignorata, così come la possibilità di interazione con medici e farmacisti attraverso Internet. Ma, come ha dichiarato la stessa presidente del Royal College of General Practitioners, Helen Stokes-Lampard, non si può non mettere in campo un sistema di controlli che permetta di stabilire con certezza l’identità del paziente e soprattutto garantisca una comunicazione puntuale con il medico curante. C’è il rischio che mentre si sta cercando di costruire una rete che si prenda carico del paziente sul territorio, mettendo in comunicazione i diversi protagonisti del processo di cura, sia proprio la rete di Internet a costituire un circuito “autonomo” che può interferire con l’aderenza alla terapia, con la farmacovigilanza e, in una parola, con la sicurezza dell’uso del farmaco. Quella che il farmacista in carne e ossa garantisce da sempre».

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