«Commercializzazione, migliaia di negozi aperti, reprimenda su requisiti di sicurezza, controindicazioni, garanzie, parere del Consiglio Superiore di Sanità, tempo che passa, vuoto normativo, corsa ai ripari, soluzioni a volte peggiori del problema». E’ questa in sintesi la posizione che Matteo Branca, presidente Federazione Nazionale Parafarmacie Italiane, assume in seguito alla raccomandazione del Consiglio Superiore di Sanità sulla limitazione della vendita della cannabis “light”. Cannabis, ricordiamo, venduta in esercizi commerciali tra cui bar, ricevitorie ed edicole, che ha valori di THC inferiori allo 0,6%, rendendola di fatto vendibile senza alcuna limitazione.
Il Consiglio Superiore di Sanità ha reso noto infatti che «non si può escludere la pericolosità del Thc anche a basse concentrazioni in alcuni soggetti», auspicando la limitazione della commercializzazione sulla base dell’applicazione del principio di precauzione.
Posizione, quella del CSS, “mitigata” dal ministro della Salute Giulia Grillo secondo cui «la conclusione di chiedere il divieto di vendita sarà tutta da valutare alla luce di reali prove di nocività», in attesa di ricevere ulteriori elementi tra cui un parere dell’Avvocatura dello Stato.
Proprio in questo senso la posizione del presidente delle parafarmacie italiane secondo cui «tutti pensano di poter fare a meno del farmacista, l’unico in grado di offrire quelle garanzie di gestione, consiglio e dispensazione: ennesimo vuoto normativo dovuto ad approssimazioni legislative del passato».

© Riproduzione riservata