farmacistiSicurezza sì, ma con le dovute precauzioni e nel rispetto delle regole. L’uso di telecamere all’interno delle farmacie è sempre più diffuso. Le rapine sono all’ordine del giorno e a quegli occhi vigili si chiede di fare da argine a questi atti criminali. Tuttavia, l’utilizzo di tali dispositivi richiede qualche accortezza.
Risale al 20 novembre scorso, infatti, un provvedimento con il quale il garante per la privacy ha bacchettato un farmacista. Casus belli: dieci telecamere posizionate all’interno dell’esercizio e collegate al registratore digitale. Le strumentazioni inviavano le immagini, raccolte nell’arco delle 24 ore, sia al registratore digitale, sia alla centrale operativa di una società di sicurezza.
Fin qui sembra tutto in ordine. Non per il garante della privacy, però, che ha mosso alla farmacia contestazioni articolate in ben sei punti.
Innanzitutto, non aver provveduto a designare la società di sicurezza incaricata dell’attività di vigilanza, responsabile del trattamento ai sensi dell’art. 29 del Codice, pur avendo effettuato quest’ultima operazioni di trattamento dei dati personali riferiti a dipendenti e clienti della farmacia.
Al punto due si afferma che non risultava effettuata la designazione per iscritto dei propri incaricati del trattamento, ai sensi dell’art. 30 del Codice.
Rispetto, oltre che dei dati personali, anche delle altre disposizioni dell’ordinamento civile e penale applicabili. Questa la nota al punto tre.
Al centro dell’attenzione è finito anche il divieto di controllo a distanza dell’attività lavorativa che, a quanto pare, non veniva rispettato, nonostante i lavoratori fossero al corrente dell’esistenza del sistema di videosorveglianza e del suo funzionamento.
Altro punto di discussione, le informative rese dal titolare ai dipendenti, e da questi ultimi sottoscritti. In questo caso, sembra mancassero elementi relativi a caratteristiche essenziali del trattamento, quali i tempi di conservazione e l’indicazione dei soggetti o delle categorie di soggetti ai quali i dati possono essere comunicati.
Infine, il sistema non è risultato idoneo a riprendere e a registrare l’attività di quanti transitavano o operavano nelle aree interessate, non risultando, inoltre, attivate le garanzie previste dalla disciplina in materia di controllo a distanza dei lavoratori.
Sulla questione si è soffermata Paola Ferrari, avvocato e firma di legalcorner.it: “il problema vero è che si sottovalutano le normative, senza considerare il fatto che i pazienti hanno diritto alla riservatezza. Si suppone sempre che i collaboratori siano riservati, senza però istruirli. Il problema della privacy viene considerato una scocciatura. Però, quando poi trapelano informazioni, si viene danneggiati. Tutto si può fare, però bisogna rispettare le regole dei lavoratori e del garante della privacy”.
Insomma, anche la sicurezza richiede attenzione.

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