Lo scorso ottobre il ministero della Salute ha divulgato il documento “Decalogo uso corretto degli integratori alimentari”, contenente diversi consigli rivolti ai pazienti, relativi all’uso consapevole degli integratori alimentari. Attraverso il lavoro, il ministero fa chiarezza sull’uso degli integratori nelle diverse occasioni, tra cui l’assunzione concomitante ad altri farmaci e le diverse casistiche legate allo sviluppo di determinate problematiche conseguenti alla somministrazione. Solo alcuni giorni prima, FarmaciaVirtuale.it aveva pubblicato il parere di Paola Ferrari, avvocato ed esperto della materia, che aveva espresso la propria opinione in materia di riconciliazione della terapia farmacologica e di interazioni tra farmaci e integratori, accendendo dunque i riflettori di una problematica nota, quanto spesso passata inosservata.

Sul tema si è espressa Integratori Italia di Unione Italiana, associazione di categoria aderente a Confindustria che rappresenta in Italia il settore degli integratori alimentari e dei prodotti salutistici. In un documento a sostegno dell’attività ministeriale, la sigla evidenzia che «gli integratori alimentari sono, infatti, alimenti, il cui scopo è supplementare la normale dieta contribuendo al benessere dell’organismo». Ciò nonostante, «in quanto alimenti – si legge in una nota -, gli integratori devono essere sicuri per definizione e non è previsto alcun rapporto rischio-beneficio come per i farmaci. La sicurezza è un prerequisito non discutibile o derogabile in alcun modo. Il loro utilizzo e sicurezza d’uso viene garantita attraverso diversi obblighi di composizione/dosaggio e di etichettatura: le sostanze utilizzate, i dosaggi e le indicazioni in etichetta sono regolamentati e seguono norme ben precise».

Sulla materia della sicurezza degli integratori era intervenuta anche l’Associazione scientifica farmacisti italiani (Asfi), rimarcando che tali preparati «non sono medicinali» e per questo motivo «servono nuove regole». In una nota pubblicata nel settembre del 2018, l’associazione aveva reso evidente l’uso troppo «disinvolto» degli integratori, alla luce della costante crescita del settore. L’Asfi aveva ricordato che «la commercializzazione di tali prodotti è possibile in qualsiasi punto vendita che possa vendere alimenti, quindi anche tramite un sito online», e che dunque «non è necessaria la presenza o la responsabilità di un farmacista». Condizione che, a quanto sembra, renderebbe ulteriormente più complessa la problematica in esame.

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