acquisti-rivendite-ventilazioneRoberto Santori, commercialista presso lo studio associato Bacigalupo-Lucidi, ha risposto ad un quesito in materia di contabilità della farmacia. In particolare, la domanda rivolta all’esperto si concentra sul modo in cui, nella contabilità di una farmacia, vanno registrate le fatture d’acquisto relative a merce come presidi per diabetici (con Iva al 22%) destinata a forniture riepilogate in distinta AIR e di conseguenza indicate in fattura elettronica (con Iva al 4%). Si tratta di un problema che sorge in quanto nella liquidazione periodica non viene più riportato e pertanto ventilato l’importo delle fatture elettroniche, cosicché sembrerebbe alterata la ripartizione dei corrispettivi da ventilare.
«Il metodo della ventilazione – spiega Santori – consiste nell’annotare i corrispettivi senza distinzione per aliquote e ripartire il loro ammontare, ai fini dell’applicazione delle diverse aliquote, in proporzione agli acquisti di beni destinati alla rivendita, che devono pertanto essere annotati distintamente dagli acquisti di altri beni e servizi. La ventilazione dell’ammontare globale dei corrispettivi di vendita va eseguita, in ciascun periodo di liquidazione (mese o trimestre) dell’imposta, in base all’ammontare progressivo degli acquisti effettuati dal 1 gennaio fino al termine del periodo di liquidazione». Il commercialista spiega poi che «le vendite operate con emissione di fattura, cartacea o elettronica che sia, devono essere annotate distintamente nei registri iva e per esse resta fermo l’obbligo della distinzione per aliquota, anche se qui dobbiamo cogliere l’occasione per ricordare che il metodo della ventilazione è applicabile qualora le fatture emesse rappresentino non più del 20% del volume d’affari della farmacia. L’imposta relativa deve essere cumulata, ai fini della liquidazione, con quella scorporata dai corrispettivi delle altre operazioni effettuate e ventilate in proporzione agli acquisti».
«Analizzando la singola operazione consistente nell’acquisto con IVA al 22% e vendita con fattura con IVA al 4% – prosegue Santori – emerge una evidente neutralità fiscale: quindi, io verso al mio fornitore più IVA, che porterò comunque in detrazione, e ne incasso di meno dal cliente, facendo così insorgere, almeno in astratto, un credito d’imposta. Il problema sorge invece, come è facile comprendere, quando gli acquisti di merce con IVA al 22% subiscano un incremento consistente: infatti, nel calcolo ponderato dell’aliquota media sugli acquisti – da applicare come scorporo sulle vendite – aumenta il “peso” dei beni con IVA al 22%, generando pertanto un innalzamento dell’aliquota media. La ventilazione (purtroppo) funziona in questo modo, nel bene e nel male. Né, d’altro canto, è possibile estrapolare questi acquisti dal calcolo e neppure chiedere l’applicazione dell’aliquota ridotta all’atto dell’acquisto. L’unica “scappatoia”, se così davvero vogliamo definirla, sarebbe quella di rinunciare al metodo della ventilazione optando per quello “ordinario”, consistente come sappiamo nella distinzione – già nel software gestionale e di conseguenza nel registratore di cassa a esso collegato – dell’aliquota IVA per ogni prodotto, così da effettuare la separata contabilizzazione». Scelta che tuttavia l’esperto sconsiglia, perché faticosa da gestire e fonte di potenziali errori.

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