Come è noto, il 26 ottobre 2019 l’Agenzia italiana del farmaco (Aifa) ha istituito la Nota 96, relativa ai farmaci per prevenzione e trattamento della carenza di vitamina D. Ciò mediante la pubblicazione dell’atto in Gazzetta Ufficiale n. 252, a cui era seguita poi un’ulteriore integrazione. A distanza di un anno, l’agenzia governativa aveva rilevato che «i dati su consumi e spesa dei farmaci a base di vitamina D suggeriscono un recupero nell’appropriatezza prescrittiva di questa classe di medicinali a nove mesi dal provvedimento Aifa». Ciò sulla base dei dati relativi ad un monitoraggio effettuato «attraverso l’analisi dei dati nazionali e regionali».

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L’ulteriore calo della spesa

Ebbene, il 24 dicembre 2020 l’Aifa ha pubblicato un’ulteriore rapporto in cui ha evidenziato l’ulteriore diminuzione della spesa relativa ai farmaci a base di Vitamina D. «Nei primi dodici mesi di applicazione della nota 96 (novembre 2019/novembre 2020) – puntualizza una nota dell’Agenzia – si registra complessivamente una diminuzione dei consumi e della spesa dei farmaci in Nota di oltre il 33% (circa 110 milioni di euro in termini assoluti) rispetto ai periodi precedenti, sia in termini di confezioni erogate sia di spesa sostenuta dal Servizio Sanitario Nazionale, con un risparmio medio mensile stimato in oltre 9,1 milioni di euro».

Le classi di età e la distribuzione regionale

In merito alla classe di età, quella «40-50 anni ha fatto registrare la maggiore riduzione dei consumi, soprattutto tra le donne». Inoltre «non si osservano importanti aumenti dei consumi e della spesa di altri analoghi della Vitamina D non oggetto della nota». In merito alla distribuzione regionale, l’Aifa evidenzia che «l’impatto della nota a livello delle diverse regioni è da considerarsi eterogeneo e dipende sia dai diversi scenari regionali preesistenti all’applicazione della Nota, sia dalle risposte osservate sul territorio dopo il provvedimento Aifa».

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